Perchè la Gioia è un'arte

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28/05/2009

Chi è il cieco?

Quando si aprono le porte della metropolitana scendo e lui sta lì. Se ne sta appoggiato al muro, il bastone e gli occhiali scuri. Fermo, immobile. Solo. Lo conosco, l'ho già incontrato altre volte. Mi avvicino e gli chiedo se deve salire sul prossimo treno o se deve andare verso l'uscita. Mi risponde tranquillo "No, no devo andare a casa, mi accompagna?". Da quanto tempo sta fermo lì? "Non é tanto, sono sceso dalla metropolitana che è arrivata prima della sua". Il viso mi si contorce in una smorfia di rabbia, ma tanto lui non può vedermi. Andiamo. Saliamo le scale piano, piano. "Dove abita lei signorì?" -  "Qui vicino, non si preoccupi" - "Ah ok. Io abito a Via XXX" - "Sì, lo so è di strada stia tranquillo". Non posso fare a meno di sorridere quando mi chiede "Ma io e lei ci siamo già viti?"  Visti, è una parola grossa, penso tra me e me. Devo sdrammatizzare. Il fatto che se ne sia rimasto lì immobile, foss'anche per soli cinque minuti, senza che nessuna tra le decine e decine di persone che gli sono passate davanti si sia fermata, mi manda il sangue al cervello e mi deprime allo stesso tempo. "Sì, ci siamo già visti" - "Piacere io mi chiamo Arnaldo" - "Piacere Arnaldo io sono Mod". Mi racconta che torna da un corso di inglese, lo so, so anche che è vedovo, me lo ha raccontato un paio di mesi fa facendo lo stesso tragitto. Mentre camminiamo una bambina col triciclo guidata dalla mamma mi taglia la strada e mi monta sui piedi. Guardo la madre in cagnesco. Fermarsi un secondo no? Passo oltre e la sento gridare piccata "Ahò e mica t'avevo visto scusa eh!". Non mi giro nemmeno. Qualche metro più avanti un gruppetto di persone se ne sta ferma a chiacchierare in mezzo al marciapiede. Io e Arnaldo procediamo, lui col suo bastone, io pendente come la torre di Pisa che tento di stare al suo passo e alla sua altezza. Stavolta la ragazzina monta su di lui. La madre si rivolge all'amica e dice ridendo "Eh, eh. Mica l'avevo visto". Il mio grugnito silenzioso ormai m'ha sformato la faccia. Arnaldo non fa un fiato e sorride. Sto zitta anch'io, ma lancio fulmini dagli occhi. Lo lascio davanti al portone di casa e proseguo per la mia strada pensierosa e affranta.
Mi chiedo chi è il cieco?

postato da: Modesta alle ore 21:50 | link | commenti (2)
categorie: roma, storie metropolitane
24/05/2009

Post ozioso da domenica estiva

Che l'estate sia arrivata in anticipo mi pare ormai evidente. Il mio corpo ci ha messo una settimana ad abituarsi al clima insolito. Per la prima volta nella vita il primo contatto con l'acqua di mare è avvenuto a maggio. Le vacanze di agosto sono ancora molto, troppo lontane e temo che non reggerò un mese in più di caldo asfissiante. Rimpiango un po' le fresche serate romane, quando i profumi si fanno più intensi e il venticello fresco ti fa coprire le spalle. Così lo scappo dalla città mi porta in quel del litorale. Mi sono guardata intorno alla scoperta della fauna da spiaggia e ho notato con tristezza che sono aumentati considerevolmente bicipiti tatuati e pettorali gonfi e glabri. Se a un primo impatto la vista di cotanti muscoli rallegra, poi ti assale lo sconforto. Soprattutto dopo aver ascoltato le misere conversazioni e aver osservato Mastro Lindo che si atteggia ad ogni minimo movimento, così che qualsiasi azione, dal togliersi la sabbia dai piedi a stendere l'asciugamano, diventa una ridicola ed ostentata posa da culturista. Sì, certo, non è detto che bisogna parlare per forza, la carne è carne ecc, ecc, ma a tutto c'è un limite. Così ciao, ciao carnaio, finisce che svengo sotto al sole tiepido delle sei e me la dormo alla faccia del tatuaggio selvaggio. Il corpo ringrazia, anche per la mangiata di pesce che viene dopo. L'aria si rinfresca, il cielo diventa multicolore. Alla fine non è poi così male questo odore d'estate. Va tutto bene finchè non supero la barriera invisibile sulla Cistoforo Colombo, quella che segna il confine netto tra frescura da brezza marina e afa da cemento incandescente. Il passaggio è brusco e repentino e realizzi subito che dovrai soffrire ancora cinque giorni prima di tornare a respirare.
Non è vita questa.

postato da: Modesta alle ore 18:51 | link | commenti
categorie: roma
11/04/2009

Camminando

Sono giornate strane. La tragedia di lunedì mi ha scombussolato. Ho passato diversi giorni sentendomi come un'ubriaca che barcolla senza un appiglio al quale aggrapparsi, lo stomaco sottosopra, il senso di vertigine, con un'infinita tristezza per tante vite distrutte e un fastidio insopportabile per tutte le polemiche sollevate a dispetto del dolore.
Scrivo poco, senza un motivo reale. Nel frattempo la vita scorre come al solito. Mi sono ritrovata semi-guida della mia città, per un'amica e sorella forestiera, ed è stato piacevole portarle in alcuni dei punti di Roma meno noti,  che amo di più, quelli che inevitabilmente tocco se sono in centro.
Ho avuto una dimostrazione di affetto bella, sincera, inaspettata, da parte di un per me noto burbero dal cuore tenero, al quale voglio un bene profondo, anche se non ce lo siamo mai detti.
Con un intervallo di mezz'ora l'uno dall'altro si sono rifatti vivi due personaggi, due ometti, dai quali avevo preso le distanze. Era giornata. Mi rendo conto che mi sono allontanata da parecchie persone e situazioni ultimamente e non mi dispiace.
Sono stata a vedere lui, il cantastorie folle, ma non so dire se per la tristezza di cui sopra, o se, più banalmente, perchè non ho amato il suo ultimo lavoro, mi ha conivolto meno di quanto mi aspettassi. Pochi pezzi vecchi, pochi pezzi lenti, molto incentrato sul ritmo e sull'atmosfera da circo, (nonostante ciò il ballo di san vito non era in scaletta, e con lui molti altri pezzi che mi sarebbe piaciuto ascoltare); di fatto la presentazione del disco nuovo, come c'era da aspettarsi del resto. La sua bravura e la magia che riesce a creare restano in ogni caso indiscutibili. Sono io che non mi sono affezionata all'ultimo disco. Quando in quel fiume in piena di novità, con i piedi impazienti che fremevano, costretti a stare imprigionati sotto una poltroncina da teatro, parte l'attacco di una delle sue poesie più struggenti, il pensiero va spontaneamente a salutare qualcuno, e senza pensarci troppo trovo il modo per condividere quel momento e non me ne pento, nonostante tutto. Sarà stato un caso, ma l'unico altro pezzo dei suoi storici che appartiene alla categoria "coltellata al cuore con affondo" è stato questo. Da segnalare la presenza di Neri Marcorè/Gasparri che appare nel mezzo del concerto nelle vesti della sibilla.
Mi è arrivato un pacco che aspettavo e mi ha fatto sorridere. Poi mentre leggevo il biglietto ho pensato che  nonostante l'energia e il tempo speso, di fatto, non conosco nemmeno la sua grafia.
Ho patito la mancanza di sonno più del solito ma adesso finalmente mi aspettano quattro giorni di riposo assoluto. Pochi soldi in tasca per affrontare uno spostamento fuori città, ma c'è il sole, e a me bastano il sole e un pò di riposo per ricaricarmi.
Ah sì, fate una buona Pasqua.

postato da: Modesta alle ore 12:59 | link | commenti
categorie: music, roma
06/04/2009

Che scossa!

Sono le 3.32. Seduta davanti al mio mac, le gambe allungate sul divano e lo sento. La poltrona si muove sotto al sedere, un tamburello poggiato sopra la libreria cade, le pentole in cucina sbattono tra loro e fanno rumore, il lampadario oscilla di qua e di là, la libreria ondeggia pericolosamente. E' una scossa lunga, intensa, mi viene la nausea pare di stare su una barca. Poi il movimento cambia all'improvviso. Da ondulatorio a sussultorio. Come se il timoniere avesse cambato rotta di botto. E il mio stomaco gli è andato dietro. Quando è finita la scossa io ancora ondeggiavo. Ci ho messo un po' a capire che era tutto finito. Mai sentita una botta così.

postato da: Modesta alle ore 03:44 | link | commenti (3)
categorie: roma, prima di andare a dormire
13/03/2009

Pausa pranzo

Si respira aria primaverile da queste parti. Quel profumo di erba nuova, di gemme che si preparano alla fioritura, di getti nuovi delle siepi che dividono cortili e balconi, pizzicano le narici e mettono di buonumore. E' piacevole fare due passi baciata da questo sole caldo.
Mi avvio da Bulgari per comprare il mio panino quotidiano e mi metto in fila. C'è solo lui nei paraggi, fatta eccezione per ristoranti adatti a pinguini incravattati e donne canotto (sì mi riferisco alle labbra, un must da queste parti), perciò basta arrivare un paio di minuti più tardi per trovare la folla impaziente, che spera non finisca quell'angolo di pizza rossa che-cavolo-lo-volevo-io! Oggi dietro di me c'é una donna canotto, stranamente sfuggita a qualche tavola imbandita, una di quelle dame che a lei fare la spesa piace proprio tanto, potrebbe farne a meno ma lei ama così tanto selezionare con cura il suo caviale, il patè de fois gras di prima scelta, il prosciutto crudo solo-se-di-Parma-doc. Il gommone col rossetto evidentemente non è abituata alle file, e ci credo signora mia, sia mai i suoi gentil talloni si dovessero stancare troppo, così non fa che mugugnare, alle mie spalle, eh ma quanta gente, uff ma perchè non scorre questa fila, Dio mio se siete lenti. Perchè? Perche cara la mia donna Michelin sei venuta qui, oggi, all'ora di punta, l'ora in cui tutti, dal più piccolo impiegato al colletto bianco si mettono in fila e aspettano per mangiare, perchè? Chi ti ci ha mandato? Quale malsana idea di vita da comune mortale ti ha condotto qui? Ed è tutto un Anselmo mi consiglia questo, uh che delizia, che sapore superbo, una vera gioia per il palato. Con le vocali spalancate che nonostante tutta la tua mondanità da siliconata della capitale, il tuo accento  ancora tradisce la provenienza, (signora mia, nemmmeno una lezioncina di dizione? Non si addice al tuo ruolo da regina del trespolo, su, su, non devo mica dirtelo io).
Mi sta addosso, me la sento dietro la schiena che preme per avanzare, (dove big-babol gigante, dove vuoi che vada, eh? C'è gente la vedi? Sì, gente, persone, dotate di braccia, gambe, occhi e stomaci da riempire esattamente come il tuo, forse meno nobile, ma a mangiare, mangiamo tutti sai? E' uno dei pochi reali bisogni nella vita di un essere umano. Sì ho detto essere umano, signora. Pensi, nè è pieno il mondo.) Si agita, è infastidita. Lei. Io conto mentalmente fino a 100.
Qui, ovviamente, la conoscono tutti, e vedo il salumiere ammiccare, sorridere, riempirsi la bocca di ma si figuri, ma certo, ma prego facci, facci pure, mentre il suo collega di fianco, richiama un prete che si sta allontanando senza aver trovato il suo cibo preferito, Padre, padre aspetti! e gli REGALA un pezzo di pizza bianca. Il salumiere non mi ha mai fatto un sorriso in tutti questi mesi, non che ne senta la mancanza, ma mi ero interrogata più volte
sulla sua capacità di muovere i muscoli facciali. Non avevo contemplato l'essere ruffiano ed ipocrita, condizione essenziale del sorriso a comando, chiaramente finto. E mi domando perchè regalare un pezzo di pizza al prete quando io pago un misero panino 3 Euro ogni giorno e non mi avete mai scalato nemmeno 5 centesimi.
Quando arrivo alla cassa, Miss Gomma è ancora alle mie spalle, la sento mentre mi osserva da dietro i suoi occhiali scuri. Il cassiere, nonchè proprietario, mi dà il mio gioiello ripieno, ed io con voce pacata gli chiedo mi dà lo scontrino, per favore? - Ma certo signorina, gliel'ho già messo nella busta, ormai li conosco i miei clienti. In quell'ormai li conosco c'è tutta l'essenza di una certa onestà italiota. Te lo faccio lo scontrino, ma solo perchè so che me lo chiedi, non perchè sia cosa buona e giusta, soprattutto visti i prezzi che mi permetto di sparare. La signora alle mie spalle saluta calorosamente il proprietario in un tripudio di cavo, sicuvo, ma si figuvi. A lei lo scontrino non serve.
Finalmente fuori, annuso e guardo in alto. Meno male che torna primavera.
 

postato da: Modesta alle ore 14:49 | link | commenti (1)
categorie: roma, punti di vista, storie metropolitane
09/03/2009

Stasera




postato da: Modesta alle ore 18:55 | link | commenti
categorie: visioni, music, roma
03/02/2009

Agenda

Sarà la pioggia che è tornata inesorabile (mai vista tanta acqua nella capitale come in questi ultimi mesi) ma qui sta crescendo, giorno dopo giorno, una sfrenata voglia di viaggio. Sono alla ricerca di luoghi nei quali potermi perdere senza spendere troppo, prossima missione sarà convincere chi verrà con me a seguirmi oltreoceano (e so che ce la farò!). Ho cambiato stanza, persone, e presto anche abitudini che qui se non ci penso io a rivoluzionare tutto lo fanno gli altri per me.
Dopo le disavventure della scorsa settimana mi ritrovo coinvolta in una prossima cena tra bloggheresse, io che le ho sempre accuratamente evitate queste cose, ma mi fido di lei quindi benvenga. Poco importa se il luogo scelto è alquanto simbolico nella vita della sottoscritta. Avete presente quei posti indissolubilmente ancorati nella memoria a un preciso istante, a una determinata persona, che te lo nominano e tu pensi alla sua faccia mentre gli dicevi guarda scusami ma davvero non posso? E lui proprio non ci vuole credere che tu prendi il volo e te ne vai? Ecco, sì proprio quel posto lì. Ma se i simboli hanno davvero un significato allora la scelta ci sta tutta. E poi si mangia bene, diciamocelo.
Mi concedo i miei momenti di trash televisivo e mi guardo X-Factor (eh oh, ognuno si sceglie il trash che vuole) e penso che se la prima edizione al di là di tutto aveva un suo perchè, nella seconda il rischio è quello di avvicinarsi sempre più al defilippismo acuto. Peccato. Come prendere un format straniero e rovinarlo all'italiana. Mi unisco comunque al coro di chi promuove il trio trentino, gli unici forse un pò più vicini al reale sottobosco musicale italiano, quello che non prende a modello la Pausini o Tiziano Ferro per intenderci. Il fatto che il giudizio unanime nei loro confornti sia positivo mi fa ben sperare, poi mi ricordo che stiamo parlando di un programma televisivo condotto dalla Ventura e torno in me. In compenso è ricominciato Dr. House e io sono felice.
Mi sono rimessa al passo con un pò di film, visto:
The Millionaire STO PER DIRVI COME FINISCE QUINDI NON LEGGETE SE NON LO AVETE ANCORA VISTO! (bello, ancora più bello sarebbe stato se a) lui avesse perso proprio sull'ultima domanda b) lo avesse travolto il treno prima di poter abbracciare lei, t'amo tamo t'a.. wwwwwrrrrooooooommmm! ma niente... comunque il resto del film è talmente ben fatto e convincente che gli si perdona anche l'happy end); Wall-E è splendido, dolcissimo, toccante, realistico, ci sarà un motivo se è il primo film di animazione candidato all'oscar come miglior sceneggiatura, no? Da notare che per buona parte del film oltre a "EEEEEEEEEEEEEve?" e "Wall-EEEEE?" non si dice altro (i punti interrogativi non sono casuali se lo avete visto sapete perchè), il che rende la candidatura a mio avviso più che meritata.  All'elenco ci aggiungo anche Kung-fu panda, che in un paio di scene mi ha davvero fatto sganasciare.  Ora in lista d'attesa ci sono Valzer con Bashir (domani salvo imprevisti) e Milk. La sete di immagini da grande schermo è quasi placata.
Manca un pò di musica laiv, quella non è mai abbastanza, così per rimediare nel programma settimanale ci mettiamo gli Specials, storico e imperdibile gruppo ska. Ma come chi sono? Ve lo ricordate lo spot del Doblò? Ecco, esattamente loro. Già visti ma che si fanno riascoltare sempre con molto piacere, senza contare che una bella serata a salti e balli vale più di un mese in palestra. E loro sono i principi dello ska!
Ho ricominciato a leggere come si deve, e dopo essermi divorata la tanto amata Goliarda prendo in mano un libro che mi è stato gentilmente regalato e che porta sulla prima pagina la scritta "tradotto da..." dove al posto dei puntini c'è lei e la cosa mi fa sorridere. Detto per inciso, lei sa che se il romanzo non portasse il suo nome non lo avrei mai letto, non me ne voglia l'autore ma non è proprio genere mio. Però la lettura è semplice, gradevole e alla fine scorre. Che lei è poi la stessa che mi coinvolge nelle suddette cene e che mi ferma nel reparto bianchera da letto di Ikea quando sto per comprare l'ennesimo copripiumino colorato (credo di avere la collezione completa degli ultimi 15 anni).
Insomma di cibo per l'anima da queste parti siamo pieni, e me lo spilucco lentamente come si fa con l'uva fragola, succhiando ben bene, acino dopo acino per non lasciare nemmeno una punta di polpa. L'emisfero sentimentale latita ma la cosa non mi preoccupa, dopo un primo tentativo di colmare immediatamente un vuoto sono giunta alla conclusione che quel vuoto me lo devo colmare da sola, poi tutt'al più potrò fare spazio a qualcuno, se e quando sarà il momento, e la differenza non è sottile.
Au revoir.

postato da: Modesta alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: visioni, music, roma
28/01/2009

Se stava mejo?

Questo non è un post nostalgico. E' solo una constatazione di fatto. Ho parlato spesso di musica perchè da sempre accompagna i miei passi. Ma la musica alla quale mi riferisco ora è La Musica, quella che Comunica, è l'essenza stessa della musica, che trascende il produttore, la band, i posti in classifica e tutto ciò che di costruito l'uomo è riuscito ad inventarsi intorno a un dono così grande, fino a rischiare di perderlo.
Sessant'anni fa, l'età dei nostri padri, non poi così lontani, le persone vivevano di e con poco, ma cantavano. Tutti. Intorno a fiaschi di vino, nelle case, nelle strade, nelle osterie, sul posto di lavoro. Cantavano per potersi dire ciò che la semplice parola non poteva esprimere, si trattasse  d'amore, di scherno, di messaggi in codice, di sfide, di ninne nanne. Cantavano per dimenticare, per esorcizzare le paure, per divertirsi, per stare insieme. Canta che te passa. Era nel costume popolare. Stimolava il pensiero e la fantasia.
Ce ne sono due di scene emblematiche che spiegano molto meglio di me quello che era il comunicare con una canzone. Nella prima c'è lo stornello a dispetto romano, forse il più famoso, che parla di gelosie, amore, orgoglio. Nun te lo posso dì ma te lo canto.





Nella seconda, (un pò lunga, ma il giusto per far capire da dove nasce il canto se non avete visto il film) altrettanto celebre, ci sono lavoratrici ITALIANE che si spezzavano la schiena nelle risaie ed alle quali non era permesso parlare.





Questa in particolare, (il film è del 1949) mi colpisce ancora. Perchè siamo peggiorati. Ed oggi, siamo finiti chiusi dentro casa, terrorizzati davanti alla TV. Ci siamo dimenticati come si canta, come si comunica, e che c'è ancora chi si spezza la schiena.






postato da: Modesta alle ore 00:13 | link | commenti
categorie: music, roma, come eravamo, prima di andare a dormire
26/01/2009

Sono sconcertata, incazzata come una iena, addolorata, perplessa, inferocita. Non posso e non voglio nè capire, nè accettare una decisione del genere. Il carcere fine a se stesso, la pura reclusione, senza un tentativo di ridare ai detenuti gli strumenti per ricostruirsi una vita migliore, non serve a nulla. Ci sono miliardi di sfumature tra l'errore e la cattiveria pura (che gli errori si possono corregere, la cattiveria non la estirpi, ed esistono le persone cattive punto!). E seppure questo pischello, come si dice da queste parti, non abbia capito niente perche strafatto di cocaina, seppure sia talmente giovane che si potrebbe comprendere la paura di consegnarsi alla polizia e di testimoniare SOLO DOPO il rischio reale di essere scoperto, seppure si possano cercare tutte le attenuanti del mondo, questo ha commesso il crimine più bastardo, violento ed infimo che si possa commettere nei confronti di un altro essere umano e gli errori si pagano. E il fatto che sia bianco, italiano e di buonissssssssssssssssima famiglia non cambia la sostanza, anzi. Mi fa schifo l'ipocrisia raggiunta da questo paese, mi fa schifo il continuare a mettere la testa sotto la sabbia, mi fa schifo l'assoluta indifferenza verso le vittime, a meno che non ci siano convenienti strumentalizzazioni in corso, mi fa schifo il silenzio delle persone, mi fa schifo quel nano malefico che osa fare battute su un argomento del genere. Mi si stringe il cuore a vedere quanto misera e meschina sia diventata queta terra di santi, poeti e navigatori.

postato da: Modesta alle ore 18:57 | link | commenti (2)
categorie: roma, punti di vista
13/01/2009

Uff... ma dov'era il Dr House?

Beh non ce l'ho fatta. Non è la prima volta che succede ma oggi il dolore era acuto e costante. Così non faccio in tempo a dire che non mi sento bene che mi chiamano un taxi e mi accompagnano al pronto soccorso. Non avevo paura, non ero preoccupata ma la fitta era forte, proprio lì a sinistra, il braccio indolenzito, quei sintomi che quando arrivi e glieli dici ti schiaffano un bel codice giallo e ti fanno un elettrocardiogramma seduta stante. Vedrà che non è niente però gli accertamenti li deve fare. Nonostante il codice giallo aspetto cinque ore prima che mi facciano entrare. Cuore e polmoni aspettano di essere esaminati. La collega che mi ha accompagnato resta con me fino al suo fine turno, una chiacchiera ogni tanto, poi alle otto timbra il cartellino e se ne va. Nessuno dei miei sa che sono lì. Risparmio inutili preoccupazioni, andrà tutto bene.
Cinque ore in una sala d'attesa d'un affollato pronto soccorso romano, dicevamo. Che vuol dire il mondo in 30 mq. Un paio di fulminati, giovani, sulla ventina; uno mi dice più tardi di essere ospite di una comunità di riabilitazione per malattie mentali. E' lì dalle otto di mattina perchè ha bevuto troppo. Non fa che ridere, mangiare e parlare della roma, anche dopo, con una flebo al braccio. L'altro è lì dalle nove. Si addormenta sulle sedie e gli portano un lettino, lui ringrazia e continua a dormire. Non ho ancora capito cosa avesse. A vederlo sembrava sano come un pesce. Anziani vari, chi influenzato, chi con l'ernia del disco, ci scappa anche una bella svomitazzata in diretta della povera novantenne febbricitante e l'altra che hanno parcheggiato sul corridoio dalle dieci e che ogni tanto si fa sentire sbraitando un "aho me sò stufata d'aspettà!". Arriva una ragazzina che è stata investita da un motorino. E' spaventata ma non si è fatta poi così male. La madre: l'ansia fatta persona. Ha telefonato a tutta la famiglia, anche a tutto il vicinato a giudicare dal numero di chiamate, dicendo sempre la stessa cosa: "l'hanno investita, l'hanno messa sotto col motorino, ti chiamo dal pronto soccorso". E poi, dopo, ma solo mooooolto dopo, però niente di grave. Con la vocina lamentosa, la lacrima a ogni chiamata, che all'inizio dici povera, chissà che paura, poi andresti lì le strapperesti la cornetta dalle mani e le diresti Ma la pianti da piagne e vai a tranquillizzà quella pora ragazzina che trema da sola come 'na foglia?"
Finalmente mi fanno entrare. E capisco perchè ho aspettato tanto. La stanza sembra l'accampamento di un ospedale in tempo di guerra. Ci sono lettini ammassati, infermiere che fanno le gincane per raggiungere i pazienti al centro della stanza, giurerei di averne vista una prendere la rincorsa e volare col pappagalo fino al vecchietto dalla vescica gonfia. Riesco in qualche maniera a farmi visitare e la dottoresa è anche simpatica, per fortuna. Mi fa un pò di domande e mi dice che per seguire tutto l'iter deve farmi una serie di analisi e radiografie ai polmoni. Va bene, quanto ci vuole? Intanto un paio d'ore e poi vediamo in base alle risposte. Ah. Eh lo so è lunga, ma lo vede come stiamo messi? Non sappiamo più dove mettere le persone, anzi mi dispiace ma non so se riusciremo a trovarle nemmeno una sedia. Perfetto. Tanto oggi è andata così.
Mi succhiano un bel pò di sangue e per fortuna mi trovano una sedia. Lì rincontro il tizio del centro di riabilitazione, un anziano arzillo che si controlla il cuore come me, sorridente e simpatico, risulta essere tra i più svegli dei presenti, e c'è un quarantenne, anche lui lì per lo stesso motivo. E' un pò in ansia perchè ha detto alla moglie che restava a cena fuori per non preoccuparla e invece probabilmente dovrà restare qui tutta la notte. Se rientro alle sette di mattina dici che poi ci crede che stavo al pronto soccorso? Ma sì...
Beh i primi risultati arrivano. Dottoressa grazie ma se fin qui va tutto bene io me ne andrei a casa. Sono le undici, sono qui dalle quattro, ho fame, questa cosa che mi avete sparato in vena ha calmato parecchio il dolore, fosse stato il cuore... no? Sì lui un pò sofferente ci sta, ma quella è la vita. Che dice me ne posso andare adesso?
Ho un taxi pagato fino a casa. Ne approfitto e il conducente è un raro, cordiale, tassista romano, figlio d'arte, che inizia a raccontarmi una serie di aneddoti che gli sono capitati in anni di onorata carriera. Mi viene in mente taxisti di notte, ma lui mi risponde che lo ha visto, carino sì, ma quello che si avvicina di più ai tassisti romani resta Albertone. Il viaggio dura un pò e lui mi racconta storie su storie, tristi, divertenti, pericolose. Mi piace! Gli dico che dovremmo farne un film anche noi e si mette a ridere. Ah de situazioni quante ne voi. C'ho anni e anni de corse da potette raccontà. Io adesso mi farei il turno di notte con lui seduta sul sedile del passeggero, viaggiando attraverso il via vai di vite che scendono e salgono.
Siamo arrivati. Finalmente a casa. Trovo XFactor e la faccia della Ventura. Meglio quelle dell'ospedale, umane se non altro.
Me ne vado a dormire. Lo show è finito. E come ogni finale che si rispetti ci sono i ringraziamenti, che vanno a chi mi ha dato una mano oggi, clap clap clap, alle persone che lavorano con me, hoooooola, alla dottoressa rassicurante, standing ovation, e a chi inspiegabilmente c'era anche se non c'era, che se un giorno morissi forse nemmeno lo saprebbe, però oggi, a modo suo, era là. Occhio di bue, buio, sipario.
'notte.

postato da: Modesta alle ore 01:49 | link | commenti (4)
categorie: roma, storie metropolitane
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