Perchè la Gioia è un'arte

...ed in quanto tale richiede attenzione costante e tanta, tanta pratica

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02/07/2009

Caro blog

Splinder mi fa gli scherzi ultimamente. Pubblico un post che poi non mi fa vedere, da qualche parte c'è, gughelrider lo fidda ma nessuno lo legge. Forse s'è offeso un po' che ultimamente la trascuro, ma non me ne voglia Sig. Blog, è un periodo strano dove se da una parte affido sempre meno pensieri e sfoghi a lei, dall'altra esploro i socialcosi e mi spingo addirittura agli incontri vis-à-vis.
Sono passati un paio d'anni da quando ho aperto questo spazio (ha ragione, mi scusi ho anche dimenticato il suo compleanno). Ho già detto più volte che iniziare a scrivere qui ha coinciso con un momento particolare, con un punto doloroso messo dopo anni di tira e molla e di incomprensioni. Qualcosa finiva, qualcos'altro iniziava. Oggi nascondo pensieri ed emozioni proprio a chi tempo fa volevo li leggesse, per forza di cose, perché deve essere così, anche se si fa un po' di fatica ad accettarlo. Quello che non mi aspettavo è che anche in the net ci si abituasse a piccole cose, ci si affezionasse alle persone. Un saluto mattutino, uno scambio di battute, l'attesa per una risposta, o per un pallino che da grigio diventa verde. Piccole azioni quotidiane diventate un punto fisso come il caffè del mattino. E fa strano non dover aspettare più nulla. Sì le sembrerà ridicolo e magari un po' di ragione ce l'ha anche lei, è ridicolo, che vuole che le dica, non ci credevo nemmeno io. Eppure proprio come in the real life quando le cose cambiano ti devi riabituare. Nell'elenco dei messaggi che arrivano, quel nome prima sempre in alto, piano, piano sparisce dalla prima pagina e resta indietro, portandosi con sè parecchie cose. 
Più di tutte emerge una banale verità: le parole sono soltanto parole e nella maggior parte dei casi non corrispondono alla realtà dei fatti e dei sentimenti. Le persone, chissà poi perché, non dicono quasi mai quello che sentono davvero, finchè non si ritrovano a dover fare i conti per forza e sono costretti a scoprire le carte. Si dicono tante cose per carineria, per ruffianeria, per attirare l'attenzione o al contrario per allontanarla, ma se quelle parole non sono accompagnate da uno sguardo, da un'azione, tali restano, parole. E non ci si metta anche lei, lo so che c'era da aspettarselo, ma quando il "me lo dovevo immaginare" diventa "è così, punto", ci si resta male, poi mi dia pure dell'idiota non mi offendo, anzi me lo dico da me. Fatto sta che anche questa rete ultimamente mi sta un po' stretta, un po' perchè non sono brava a limitarmi e a fare la diplomatica, un po' perchè next time, semmai ci sarà una prossima volta, sarà per forza di cose diverso. No, no stia tranquillo non le attacco un pippone su quanto si rimanga feriti e sfiduciati verso il genere umano tutto, perchè poi in realtà non è così e non è questo il punto. Ma la prima volta, in tutto anche nel web, è quella più spontanea perchè c'è la novità, il non conoscere le conseguenze, gli ostacoli, tutti gli aspetti negativi della situazione. Te la vivi per come viene, senza un termine di paragone, un confronto con un'esperienza precedente ecc, ecc. Ingenuità dice? Forse, ma direi più genuinità, almeno per quanto mi riguarda.
Ora mi ritrovo nella situazione del se non vedo non credo (non che mi riesca difficile, teoria già ampiamente applicata alla "vita reale") però non è bello. Si perde un po' in spontaneità non trova? Sì, sì lo so non ci si deve mai aspettare nulla, tantomeno in una situazione assurda, quasi ridicola oserei dire, come questa. Ma che ci vuole fare? Sono un essere umano anch'io e come tale imperfetto, ed ho la capacità di ficcarmi nelle situazioni più nebulose. E' che ogni tanto me lo dimentico, soprattutto quando individuo uno spirito affine, ma questa è un'altra storia.
E' un post inutile questo? Dice? Ma no, va segnato sul calendario invece, alla voce "Mod ricorda bene" così magari in futuro non ci si ricasca.
...a ripensarci ha ragione lei, non serve, so che non accadrà di nuovo. Allora facciamo che ce lo teniamo per sugellare una fine? Vogliamo metterla così?
Mi stia bene e non si offenda; lo vede che ogni tanto ripasso ad aggiornarla? Ancora non l'ho dimenticata devo prima finire di dimenticare altre cose.
La saluto.
Mod

ora mi raccomando, me lo pubblichi tra un paio di giorni anche questo eh

postato da: Modesta alle ore 17:09 | link | commenti (2)
categorie: punti di vista, stati emozionali
08/06/2009

Semplicitudine

Semplificare. E' quello il segreto. Semplificare. Tutto sempre. Perchè per noi "ricchi del mondo", fatta eccezione per alcuni oggettivi impedimenti estranei alla nostra volontà, il resto sono tutti falsi problemi, false difficoltà, ostacoli che esistono solo nel nostro cervello. Hai fame? Mangi. Hai sonno? Dormi. Sete? Pronto un bicchier d'acqua. Per l'uomo, quello che appartiene alla parte fortunata del mondo, i bisogni primari non richiedono troppi ragionamenti. Al primo impulso seguirà un'azione che soddisferà quel bisogno.
Ma noi a differenza degli animali abbiamo un cervello razionale e un cuore sentimentale. E li usiamo. Male, il più delle volte. Cataloghiamo, sezioniamo, analizziamo, questo sì ma anche no, però, poi, forse.  Da lì partono un mare di problemi che si innescano uno dietro l'altro creando una vera e propria reazione a catena.
Perché?

Oggi leggevo i risultati elettorali, e tra le varie minchiate trovo: "ma Lui, non ha raggiunto il tanto enunciato 40% e oltre". Eh? Seguito da un altrettanto disarmante "Eh, ma se sommi tutti i voti della sinistra arriviamo a oltre il 40%".
Appunto.
Se sommiamo, raggruppiamo, semplifichiamo. Sì.
Allora perchè dividere, smembrare, spargere pezzetti al vento?

Su uno dei socialcosi in cui bazzico di recente mi imbatto nel termine "lipstick lesbians" (che è poi la scintilla che mi ha suscitato questa profonda ed originalissima riflessione). Non basta la discriminazione verso gli omosessuali, no. Loro stessi, forse per rispondere ad un insano impulso ancestrale, all'interno del loro gruppo si suddividono in ulteriori sottocategorie nelle quali identificarsi in base a determinate caratteristiche. Perchè? Perchè sono uomini. Non omosessuali. Ma uomini e donne. Con la necessità di catalogare, sezionare, analizzare per trovare un posto che gli appartenga (e complicarsi la vita)

Rapporto di coppia. Stiamo bene insieme? Ci vogliamo, desideriamo cerchiamo? Sì ma mi ricorda... Ho paura ci sono già passata... Sì però meglio di no... Ma se poi lui, ma se poi lei? Ma se poi io? 
Semplificazione.
Sì? Bene. Ce la viviamo e via, quel che sarà, sarà. No? Pazienza.

Sì insomma questa storia del cervello superiore, della massima capacità di discernimento, comprensione, elaborazione, tutta 'sta mente evoluta dell'essere umano a me sembra un po' una fregatura.
Dovevamo semplificare quello che era già semplice di suo ed andare oltre.
E invece guarda un po' come stiamo messi?

Questo post è stato scritto con 3 ore di sonno, senza la minima accortezza verso la sintassi. Ed anche il senso non è molto chiaro. Ora non posso di più.

postato da: Modesta alle ore 22:19 | link | commenti
categorie: punti di vista
06/06/2009

Windy

Svegliata dalle finestre che sbattono, colpa del vento forte che tira da stamattina. Il cielo è grigio, l'aria calda, ovattata. Avrei voluto dormire di più, ancora una volta.
Sono andata a votare con mio padre, non ricordo sia mai accaduto prima e me lo guardo mentre siamo in fila in attesa delle schede. La mia base politica la devo a lui, a quest'uomo d'altri tempi in panciotto e borsalino. Non solo quella gli devo. Mi ha trasmesso valori ormai fuori moda che profumano di onestà, di rispetto, di giustizia. Gliene sarò sempre grata, ma faccio una gran fatica a portarli avanti. E' difficile trovare un equilibrio tra ciò in cui si crede e il mondo reale. E' il trauma più grande che si vive crescendo. Ti insegnano a credere negli altri, a donarti, a lavorare duro, ad amare. Ti ritrovi trentenne a chiedergli: perchè non mi avete detto la verità? Sai che hanno ragione loro. Che non sei tu la disadattata estranea a buona parte dei discorsi che senti, alle vite che incontri, agli sguardi che incroci. Ma qualcosa lì fuori è cambiato. Le persone sono peggiorate.
No, non credo di essere io la malata, la strana, ma appartengo ad una minoranza. E le minoranze si sa, non fanno quasi mai una bella fine. (cit)

postato da: Modesta alle ore 16:01 | link | commenti (2)
categorie: punti di vista, stati emozionali
18/03/2009

Ma quale crisi?

Sono belle queste galleries del "The Boston Globe" in cui mi sono imbattuta per caso un pò di tempo fa tramite non ricordo più quale link e/o feed. Questa in particolare colpisce nel segno al momento opportuno per noi italioti. Se avete tempo e voglia di leggere le didascalie di ogni foto, fatelo. E poi, se non volete sprofondare nella depressione e nella paura per quel che sarà, magari prendetevi una bella sbornia, fatevi una passeggiata, fate l'amore, insomma trovate un antidoto alla realtà se vi riesce. Per un attimo tutto passa. Poi domattina torna però.

Salvami dalla realtà quando arriva l'eclisse (cit).


postato da: Modesta alle ore 18:33 | link | commenti
categorie: visioni, punti di vista
17/03/2009

Finchè ancora si può

Diffondere mi sembra doveroso, visto che nel frattempo la macchina legislativa ha continuato il suo iter.

postato da: Modesta alle ore 11:42 | link | commenti
categorie: punti di vista, the net
16/03/2009

La gente stanno male.

postato da: Modesta alle ore 14:43 | link | commenti (2)
categorie: punti di vista, idiozie
13/03/2009

Pausa pranzo

Si respira aria primaverile da queste parti. Quel profumo di erba nuova, di gemme che si preparano alla fioritura, di getti nuovi delle siepi che dividono cortili e balconi, pizzicano le narici e mettono di buonumore. E' piacevole fare due passi baciata da questo sole caldo.
Mi avvio da Bulgari per comprare il mio panino quotidiano e mi metto in fila. C'è solo lui nei paraggi, fatta eccezione per ristoranti adatti a pinguini incravattati e donne canotto (sì mi riferisco alle labbra, un must da queste parti), perciò basta arrivare un paio di minuti più tardi per trovare la folla impaziente, che spera non finisca quell'angolo di pizza rossa che-cavolo-lo-volevo-io! Oggi dietro di me c'é una donna canotto, stranamente sfuggita a qualche tavola imbandita, una di quelle dame che a lei fare la spesa piace proprio tanto, potrebbe farne a meno ma lei ama così tanto selezionare con cura il suo caviale, il patè de fois gras di prima scelta, il prosciutto crudo solo-se-di-Parma-doc. Il gommone col rossetto evidentemente non è abituata alle file, e ci credo signora mia, sia mai i suoi gentil talloni si dovessero stancare troppo, così non fa che mugugnare, alle mie spalle, eh ma quanta gente, uff ma perchè non scorre questa fila, Dio mio se siete lenti. Perchè? Perche cara la mia donna Michelin sei venuta qui, oggi, all'ora di punta, l'ora in cui tutti, dal più piccolo impiegato al colletto bianco si mettono in fila e aspettano per mangiare, perchè? Chi ti ci ha mandato? Quale malsana idea di vita da comune mortale ti ha condotto qui? Ed è tutto un Anselmo mi consiglia questo, uh che delizia, che sapore superbo, una vera gioia per il palato. Con le vocali spalancate che nonostante tutta la tua mondanità da siliconata della capitale, il tuo accento  ancora tradisce la provenienza, (signora mia, nemmmeno una lezioncina di dizione? Non si addice al tuo ruolo da regina del trespolo, su, su, non devo mica dirtelo io).
Mi sta addosso, me la sento dietro la schiena che preme per avanzare, (dove big-babol gigante, dove vuoi che vada, eh? C'è gente la vedi? Sì, gente, persone, dotate di braccia, gambe, occhi e stomaci da riempire esattamente come il tuo, forse meno nobile, ma a mangiare, mangiamo tutti sai? E' uno dei pochi reali bisogni nella vita di un essere umano. Sì ho detto essere umano, signora. Pensi, nè è pieno il mondo.) Si agita, è infastidita. Lei. Io conto mentalmente fino a 100.
Qui, ovviamente, la conoscono tutti, e vedo il salumiere ammiccare, sorridere, riempirsi la bocca di ma si figuri, ma certo, ma prego facci, facci pure, mentre il suo collega di fianco, richiama un prete che si sta allontanando senza aver trovato il suo cibo preferito, Padre, padre aspetti! e gli REGALA un pezzo di pizza bianca. Il salumiere non mi ha mai fatto un sorriso in tutti questi mesi, non che ne senta la mancanza, ma mi ero interrogata più volte
sulla sua capacità di muovere i muscoli facciali. Non avevo contemplato l'essere ruffiano ed ipocrita, condizione essenziale del sorriso a comando, chiaramente finto. E mi domando perchè regalare un pezzo di pizza al prete quando io pago un misero panino 3 Euro ogni giorno e non mi avete mai scalato nemmeno 5 centesimi.
Quando arrivo alla cassa, Miss Gomma è ancora alle mie spalle, la sento mentre mi osserva da dietro i suoi occhiali scuri. Il cassiere, nonchè proprietario, mi dà il mio gioiello ripieno, ed io con voce pacata gli chiedo mi dà lo scontrino, per favore? - Ma certo signorina, gliel'ho già messo nella busta, ormai li conosco i miei clienti. In quell'ormai li conosco c'è tutta l'essenza di una certa onestà italiota. Te lo faccio lo scontrino, ma solo perchè so che me lo chiedi, non perchè sia cosa buona e giusta, soprattutto visti i prezzi che mi permetto di sparare. La signora alle mie spalle saluta calorosamente il proprietario in un tripudio di cavo, sicuvo, ma si figuvi. A lei lo scontrino non serve.
Finalmente fuori, annuso e guardo in alto. Meno male che torna primavera.
 

postato da: Modesta alle ore 14:49 | link | commenti (1)
categorie: roma, punti di vista, storie metropolitane
05/03/2009

Pensieri sparsi su quella cosa chiamata amore

Sono gli stati d’animo che condizionano noi, o viceversa? La testa, la mente, questo strumento potente, che governa organi, nervi, sensi, è lei che regola  tutto, anche le emozioni. Che non vi illudete, anche se le sensazioni nascono apparentemente spontanee, è sempre lei che decide, e lo fa sulla base degli impulsi che abbiamo imparato a codificare, che abbiamo col tempo classificato in tanti piccoli cassettini che si aprono quando si tocca il pulsante giusto. E’ l’incapacità di saper controllare questo meccanismo che ci fa ammalare. Il cuore da solo, serve a poco. Se Mr Brain non gli dice di pompare sangue lui sta là inerte, inutile, non vale più di un dito o di un ginocchio. Tutto quello che ci abbiamo costruito intorno, il dolore, la gioia, i ricordi, non sono elementi esterni che si alternano a seconda di quello che accade. Siamo noi a richiamarli, ogni volta, in base a quello che ci hanno insegnato, che abbiamo imparato, sperimentato, catalogato nei cassetti di cui sopra, che ci portiamo dentro. Così ti insegnano che una mancanza equivale a sofferenza, e se non soffri, non piangi, non ti disperi, non sei umano. Troppo razionale dite? Al limite del cinismo? Forse.               

Mi viene in mente un grosso albero di Natale. Prendiamo un abete, lo riempiamo di addobbi, luci, festoni, una bella stella cometa in cima ed eccolo lì, attacchiamo la presa della corrente e si illumina. Ci perdiamo nelle luci intermittenti, ci incantiamo sui colori. E l’albero? Che fine ha fatto l’albero? Eppure è lui che sostiene tutto il baraccone di decorazioni che ci abbiamo appiccicato sopra fino a soffocarlo, dimenticando che se non ci fosse l’abete tutto il resto non avrebbe ragione di essere.      E’ da tempo che rifletto sul fatto che l’amore, così come ce lo hanno insegnato, non esiste. E’ uno stato mentale, è qualcosa che desideriamo così come avremmo voglia di un pezzo di cioccolata, ma raramente lo conosciamo. Ecco perché spesso è deludente, fa male, ci lascia sfiancati. Perché proiettiamo su qualcosa o qualcuno, idee, immagini, dimenticando la sostanza. L’amore non può essere per una sola persona. E’ un po’ come dire “amo gli animali ma non mi piacciono i gatti”. Non ha senso. Non nego certo l’intensità più o meno forte che può darci qualcuno rispetto a qualcun altro, che scegliamo tra tanti, che vogliamo accanto, che riconosciamo come simile o che al contrario completa la nostra “parte mancante”, e non sto nemmeno velatamente inneggiando alla poligamia, dico solo che per poterlo chiamare tale, per donarlo anche solo a chi abbiamo scelto, bisognerebbe provarlo verso il genere umano tutto e verso sé stessi, incondizionatamente.                         

L’amore che dà solo se riceve in cambio non è amore. Quello che varia in base agli stati d’animo, non è amore. Quello che “non t’amo più perché tu non ami me”, non è amore. Quello che “oggi sì perché ne ho bisogno, ma domani sono forte e ce la faccio da solo”, non è amore. Amore è una parola grossa, spesso abusata, è per questo che l’ho usata una sola volta nella vita, quando non poteva essere sostituita da un'altra. L'amore non è dettato dal momento, dalle necessità, dalle apparenze. E’. A prescindere da tutto il resto. E’ tutt’uno con la testa. E’ un punto di arrivo, un’isola di quiete, è uno stato mentale. Resta fermo e presente quando tutte le passioni che ci costruiamo intorno svaniscono. E' per questo che le storie finiscono, perchè confondiamo la passione con l'amore, ma non sono la stessa cosa, e coltiviamo le une a scapito dell'altro, così che quando tutti gli slanci dell'innamoramento finiscono non resta più nulla a cui aggrapparsi, a torto. Perchè le passioni sono le luci e gli addobbi, necessari a modo loro, certo, ma quando Natale è finito lui, l'Amore, l'albero, lo smontiamo e lo richiudiamo in cantina, lo impacchettiamo ben bene e torniamo alla routine, trascinandoci addormentati e spenti in attesa di un altra festa, di un altro albero, dimenticando che se solo lo volessimo potrebbe essere Natale tutti i giorni. E a deciderlo è la testa.

Il cuore è solo una conseguenza.


postato da: Modesta alle ore 17:17 | link | commenti (2)
categorie: punti di vista, stati emozionali
25/02/2009

Indecisa

Questa immagine mi ha fatto pensare a quanto fosse assurda la condizione della donna qualche decennio fa. Poi ho messo su Matrix e ho visto la Carfagna.




postato da: Modesta alle ore 00:31 | link | commenti (1)
categorie: punti di vista, idiozie, prima di andare a dormire
23/02/2009

Per curiosità mia.

Qui non si fanno corse in classifica, spam selvaggio e ricerca di lettori e commenti, però qualche aficionado c'è, ed una curiosità vorrei davvero che me la levaste, anche in un messaggio privato se volete. Vi chiamano lurker, per me suona meglio lettori silenti, alcuni di voi fanno una capatina qui quotidianamente, altri solo se hanno un lettore di feed che segnala gli aggiornamenti, altri ancora leggono solo i post taggati "imod" (qui un dubbio ce l'ho). Non siete così numerosi ma siete costanti nel tempo. Ecco, io che sono curiosa come una scimmia, davvero vorrei tanto sapere chi c'è dietro a quell'indirizzo IP, sì insomma non voglio sapere le vostre generalità, ma quantomento chiedere perchè continuare a leggere senza palesarsi mai. Non è un obbligo nè un rimprovero, ovviamente, e se crediate valga la pena leggere i pensieri confusi, gli sfoghi, i punti di vista di un'anonima ultratrentenne non posso che ringraziarvi, ma mi piacerebbe sapere perchè, che ci trovate, vi riconoscete in qualcosa, semplice voyeurismo? Forse non otterrò risposta, ma prima o poi ve lo volevo chiedere. Voi non sareste curiosi al posto mio? Poi, sia chiaro, se non me lo dite non mi offendo eh. :)

postato da: Modesta alle ore 22:06 | link | commenti (5)
categorie: punti di vista
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