Sveglia all'alba, libera prima del previsto, presa dall'atroce dubbio se correre a casa e infilarmi sotto le coperte o dare un senso diverso alla giornata, scelgo la seconda possibilità e decido che è arrivato finalmente il momento di visitare Palatino e Foro Romano. Non dovrei dirlo, lo so, ma il Palatino mi era sconosciuto, e non poteva non incantarmi. Lo ammiravo spesso dal Circo Massimo, chiedendomi come fosse al di là delle mura, immaginando lo splendore di un tempo. In quelle sere d'estate in cui ti godi Roma fino a tarda notte, tra una risata e una birra ghiacciata, ci sono ogni volta quasi 2800 anni di storia che ti guardano sornioni, come a dire "tu passerai prima o poi, ma io resto qui".
Ma torniamo a noi. Prima di iniziare il giro una bella colazione. La matrona romana che mi serve è gentile e affabile, direi quasi caratteristica. Mi piace, mi regala anche un cioccolatino. Poi però mi fa pagare una bottiglia d'acqua da mezzo litro 1 euro e 30 centesimi! Sì, direi molto caratteristica. Ma oggi faccio la turista e pago anche i miei 11 Euro di biglietto di ingresso, sorridendo per gli omaccioni vestiti da gladiatori che si fanno dare soldi dagli ingenui turisti per la foto ricordo di rito.
Inizia il sogno. E' lunedì, hanno appena aperto i cancelli e non c'è quasi nessuno. Incrocio un piccolo gruppo di spagnoli rumorosissimi ed una classe di studenti. Mi avvicino per un momento a rubare le parole della loro insegnante/guida, ma non ne vale la pena e proseguo per i fatti miei. Sono tentata di far partire l'ipod per scegliere la musica adatta allo scenario, ma qui quasi non arriva il rumore delle macchine che ruotano impazzite intorno al Circo Massimo fino ad incastrarsi sul Lungotevere, così mi godo gli uccellini e la timida giornata di una primavera ancora acerba.
Vago persa tra blocchi di tufo, capitelli e statue, resti di case e di capanne della prima età del Ferro, decorazioni marmoree, mosaici perfettamente incasellati. Qui si trovava il Lupercale dove Romolo fu allattato, qui Augusto imperatore volle la sua casa, modesta nelle dimensioni e nelle decorazioni. Cesare Augusto, raro caso di dittatore magnanimo, fu umile servitore della sua patria e rese pubbliche buona parte delle sue proprietà, consentendo al popolo romano di godere della spettacolare vista sul Tevere di cui ora godo anch'io. Mentre mi affaccio sul Circo mi domando che farebbe Augusto oggi, che ne penserebbe dei suoi senatori, dei rappresentanti del popolo!
Questo posto è un capolavoro di armonia tra uomo, architettura e natura. La stessa armonia che accompagnò in vita l'imperatore, il primo che lottò realmente perchè cessassero guerre e spargimenti di sangue, colui che prese in mano una città di fango per lasciarne una di marmo e mattoni. Attraverso il colle, passo per gli Horti Farnesiani e scendo giù verso i Fori. Appena sotto agli Horti sento un portentoso scrosciare d'acqua. Quando mi avvicino non riesco a credere ai miei occhi. Imponente, protetta da grate di ferro, i disegni creati da 2500 anni di calcare, di acqua infranta sui marmi, la struttura maestosa, le sculture ancora visibili, una fonte meravigliosa!
Scendo ancora fino a raggiungere la Via Sacra, passo l'Arco di Tito, la Basilica Emilia e vado a cercare un altro posto che nel mio immaginario ho più volte cercato di ricostruire, il tempio di Vesta e la Casa delle Vestali. Un ninfeo anticamente circondato da portici e statue, dove solo le Grandi Sacerdotesse, custodi del fuoco sacro e perenne, erano ammesse. Oggi si vedono due vasche ancora piene d'acqua, alcuni frammenti di statue e colonne tutto intorno ma è facile ricostruire con la mente il fasto di un tempo.
Passo davanti al tempio dei gemell divini ed eccola là, l'Ara di Cesare. E' incredibile come dopo 2052 anni, ogni anno, alle Idi di marzo, esistano ancora romani che porgono fiori sul luogo dove il corpo di Giulio Cesare arse sul rogo. Un biglietto inneggia al ricordo di una grande civiltà e di un grande impero e si augura che l'amore per la cultura e la storia riportino agli antichi splendori. Lasciando da parte aquile e imperi, del vero c'è in quel che leggo, e più mi inoltro nella storia e nei costumi della Roma Antica, più la mia ammirazione per questa civiltà supera le perplessità verso il popolo conquistatore.
Finisco il mio giro, passo sotto l'Arco di Settimio Severo, un'occhiata a quella che fu la Basilica della Gens Julia e mi dirigo verso l'uscita. Passando davanti al Carcere Mamertino mi infilo in quel buco umido e maleodorante, che trasuda ancora puzza del sangue di migliaia di cristiani, (e non solo) uccisi lì dentro, torturati, straziati, lasciati morire di inedia. Un carcere è un carcere, anche a 2000 anni di distanza.
Sono stanca morta. Ho pochisimo sonno alle spalle ed ho camminato per ore. Ma sono serena e ancora rapita dallo splendore, dalle domande, dalle curiosità. E' ora di pranzo e i turisti ormai affollano via dei Fori Imperiali. Mentre faccio lo slalom tra ragazzini urlanti, tedeschi coi classici calzini bianchi, e cinesine con l'infradito il mio sguardo si posa su di lui. Sorride beffardo. Si offre come guida ma non dice nulla. Sa di non averne bisogno. Attende paziente i suoi seguaci. Se ne sta fermo col suo cartello giallo ben in vista con su scritta una sola parola: "Jesus".
Che sia tornato?