Svegliata dalle finestre che sbattono, colpa del vento forte che tira da stamattina. Il cielo è grigio, l'aria calda, ovattata. Avrei voluto dormire di più, ancora una volta.
Sono andata a votare con mio padre, non ricordo sia mai accaduto prima e me lo guardo mentre siamo in fila in attesa delle schede. La mia base politica la devo a lui, a quest'uomo d'altri tempi in panciotto e borsalino. Non solo quella gli devo. Mi ha trasmesso valori ormai fuori moda che profumano di onestà, di rispetto, di giustizia. Gliene sarò sempre grata, ma faccio una gran fatica a portarli avanti. E' difficile trovare un equilibrio tra ciò in cui si crede e il mondo reale. E' il trauma più grande che si vive crescendo. Ti insegnano a credere negli altri, a donarti, a lavorare duro, ad amare. Ti ritrovi trentenne a chiedergli: perchè non mi avete detto la verità? Sai che hanno ragione loro. Che non sei tu la disadattata estranea a buona parte dei discorsi che senti, alle vite che incontri, agli sguardi che incroci. Ma qualcosa lì fuori è cambiato. Le persone sono peggiorate.
No, non credo di essere io la malata, la strana, ma appartengo ad una minoranza. E le minoranze si sa, non fanno quasi mai una bella fine. (cit)