Il rientro è duro per tutti si sa. Quindi no, cara signora non gira storto solo a te. Mi scavalchi in malo modo per tentare di entrare per prima (qualcuno che lo fa si trova sempre!) mi guardi pure male, tu a me. Lascia stare Mod. Sospiro un "santa pazienza", era solo un sospiro, di "pazienza" per l'appunto, ancora non mi sono nemmeno svegliata. Ma tu, tu con quegli occhi acidi e cattivi, mi hai sentito, ti giri di scatto ed inizi a fissarmi rabbiosa. Credi di farmi paura? Dritta davanti a me, pronta a inveire, gli occhi minacciosi. Ferma Mod. Vuoi giocare a chi abbassa la testa per prima? Basta... Ok giochiamo. Giochiamo? Non ci credo non lo stai facendo... Mi tolgo un cuffia dell'ipod dall'orecchio. No Mod non stai cadedo nella trappola. Mi avvicino ancora un pò, piano... No, no eddai no. ...e le sibilo un velenoso "beh qual è il problema?" L'hai appena fatto! Hai sibilato, sì, sì t'ho sentito hai sibilato. Continui a fissarmi. "Te lo ripeto, qual è il problema?" Ti fremono le narici, stanno per esploderti gli occhi, mi aspetto una reazione isterica da un momento all'altro. Mi bofonchi un "tu non stai bene". Ok, ora basta davvero. Non mi muovo di un millimetro. Per un attimo sono pronta, è un istante ma intenso, un unico preciso, momento in cui ti pianterei una testata proprio in mezzo a quegli occhi perfidi che ti ritrovi. Basta!!! Sì, ok basta. Ed è bastato anche a te che forse m'hai letto nel pensiero. Non sai più che fare e in uno scatto di rabbia che non riesci proprio a trattenere mi spintoni per piazzarti davanti a me e reggerti ai sostegni. Ti passo vicina elegantemente poi rido per l'assurdità, senza nemmeno guardarti. Rido di nuovo poco dopo, quando mi scavalchi malamente per la terza volta per sederti prima di me (cosa più che prevedibile quindi non muovo un passo), per poi renderti conto che c'è un anziano che magari avrebbe più bisogno di te di viaggiare comodo e tenti, con scarso successo, di rimediare. Tu ormai sei viola. Io ho smaltito l'adrenalina, i battiti sono tornati normali. Non ti guardo più. Non sono affatto fiera di me, li conosco gli isterici metropolitani e ne sto alla larga, così mentre sto lì che mi chiedo se non era meglio, come sempre (o quasi) evitare, se sono stata io ad esagerare, il signore che sta seduto vicino a te e che ha assistito alla scena, si alza, mi regala una sorriso complice e mi fa sedere. Siamo rimaste sedute vicine fino alla fine della mia corsa. In silenzio.
Non è vita questa.