Quando si aprono le porte della metropolitana scendo e lui sta lì. Se ne sta appoggiato al muro, il bastone e gli occhiali scuri. Fermo, immobile. Solo. Lo conosco, l'ho già incontrato altre volte. Mi avvicino e gli chiedo se deve salire sul prossimo treno o se deve andare verso l'uscita. Mi risponde tranquillo "No, no devo andare a casa, mi accompagna?". Da quanto tempo sta fermo lì? "Non é tanto, sono sceso dalla metropolitana che è arrivata prima della sua". Il viso mi si contorce in una smorfia di rabbia, ma tanto lui non può vedermi. Andiamo. Saliamo le scale piano, piano. "Dove abita lei signorì?" - "Qui vicino, non si preoccupi" - "Ah ok. Io abito a Via XXX" - "Sì, lo so è di strada stia tranquillo". Non posso fare a meno di sorridere quando mi chiede "Ma io e lei ci siamo già viti?" Visti, è una parola grossa, penso tra me e me. Devo sdrammatizzare. Il fatto che se ne sia rimasto lì immobile, foss'anche per soli cinque minuti, senza che nessuna tra le decine e decine di persone che gli sono passate davanti si sia fermata, mi manda il sangue al cervello e mi deprime allo stesso tempo. "Sì, ci siamo già visti" - "Piacere io mi chiamo Arnaldo" - "Piacere Arnaldo io sono Mod". Mi racconta che torna da un corso di inglese, lo so, so anche che è vedovo, me lo ha raccontato un paio di mesi fa facendo lo stesso tragitto. Mentre camminiamo una bambina col triciclo guidata dalla mamma mi taglia la strada e mi monta sui piedi. Guardo la madre in cagnesco. Fermarsi un secondo no? Passo oltre e la sento gridare piccata "Ahò e mica t'avevo visto scusa eh!". Non mi giro nemmeno. Qualche metro più avanti un gruppetto di persone se ne sta ferma a chiacchierare in mezzo al marciapiede. Io e Arnaldo procediamo, lui col suo bastone, io pendente come la torre di Pisa che tento di stare al suo passo e alla sua altezza. Stavolta la ragazzina monta su di lui. La madre si rivolge all'amica e dice ridendo "Eh, eh. Mica l'avevo visto". Il mio grugnito silenzioso ormai m'ha sformato la faccia. Arnaldo non fa un fiato e sorride. Sto zitta anch'io, ma lancio fulmini dagli occhi. Lo lascio davanti al portone di casa e proseguo per la mia strada pensierosa e affranta.
Mi chiedo chi è il cieco?