Claudia si sveglia sempre per prima. Le piace alzarsi quando fuori è ancora buio e la casa respira ai ritmi regolari del sonno. Ogni mattina scivola dal letto senza far rumore mentre Marco continua a dormire perso nel suo mondo onirico. Si prepara un caffè nero, si accende una sigaretta e si siede in balcone. Resta lì in silenzio finchè il cielo non cambia colore. Ogni mattina un disegno diverso, che prende forma all'istante senza studi preparatori. E' affascinata da quell'infinità possibilità di abbinamenti. Nella sua vita abitudinaria è quella l'unica variabile certa, è per questo che non riesce a rinunciarvi. Questo suo angolo di silenzio le è necessario ad affrontare il resto della giornata, a convincersi che un giorno le cose anche per lei cambieranno. Qualche volta capita che il pittore abbia da fare e il quadro resti sospeso in un grigiore umido e indeciso. Allora anche Claudia resta sospesa, diventa malinconica e tale rimane fino alla successiva alba variopinta. Quando l'azzurro inizia a prendere il sopravvento rientra in casa e prepara la colazione seguendo metodicamente le stesse azioni. Tutte le mattine. Mette a scaldare il latte, sistema la tavola, (il piattino, la tazza, il tovagliolo, il cucchiaio, i biscotti, rigorosamente in quest'ordine) e puntualmente, non appena il latte è pronto, Marco si sveglia e si siede di fronte a lei. In anni e anni di convivenza hanno raggiunto la sincronia perfetta. Claudia non ricorda più il momento in cui lei e Marco hanno smesso di stupirsi e di inventarsi. Per un lungo periodo sono stati felici insieme. Un turbinio di sorprese, risate, voli last minute per le destinazioni più strambe, anche loro riuscivano a dare a ogni giorno una pennellata diversa. Poi lentamente quel fermento si è dissolto, lasciando spazio alla noia.
Claudia si veste davanti allo specchio per abitudine non per vanità. Quando si guarda si domanda di chi siano quegli occhi spenti che la fissano. Un bacio sulla punta delle labbra e via attraverso il traffico soffocante. Un ufficio identico a migliaia di altri uffici, un cartellino da timbrare, 9 ore davanti a un monitor e di nuovo verso casa. La cena segue un menù settimanale. Claudia ha passato mesi a studiare le proprietà dei cibi, gli abbinamenti giusti, le dosi ed ha elaborato una tabella che ha appeso sul frigorifero con una calamita a forma di cipolla. Ha anche il set di asciugamani con su ricamati i giorni della settimana, e lei ne cambia uno al giorno, non sopporterebbe di asciugarsi il viso di martedì con il telo del sabato. Quando le viene in mente la loro casa i primi tempi, rivede il frigo vuoto, la camera da letto coi quintali di panni lasciati sparsi in giro, scarpe ovunque, e per un attimo risente le braccia di Marco che la avvinghiano sotto le coperte. Ora quella stanza da letto è talmente perfetta che sembra un set abbandonato, privo di vita, nemmeno un lembo di lenzuolo sollevato, un soprammobile spostato. La televisione fa da accompagnamento alla cena. A nessuno dei due importa davvero qualcosa di quello che trasmette la tv, ma l'accendono tutte le sere, consapevoli che se non ci fosse la scatola magica i loro argomenti di conversazione si esaurirebbero velocemente. Finito il pasto, finita la giornata e si ricomincia con l'alba succesiva.
Stamattima Claudia si è svegliata con le gambe intorpidite e la schiena dolorante. Nel buio della stanza si massaggia i polpacci ed ha un fremito. Cerca con le mani la pelle, i muscoli, ma non li riconosce al tatto. Si alza, silenziosamente come sempre. L'appoggio dei piedi a terra la fa vacillare, le manca l'equilibrio, non riesce a camminare. Che mi succede? Esce dalla stanza e guarda in basso. I suoi arti stanno cambiando forma, la pelle è ricoperta di squame e poi li vede. Tanti piccoli spuntoni che escono da tutto il corpo e crescono, crescono. E allora capisce che il momento è arrivato. Non era preparata, non ci sperava più. Prima che la metamorfosi si completi Claudia torna in camera da letto, si avvicina a Marco e gli accarezza i capelli, vuole riprovare ancora quel solletico fra le dita. Gli da un bacio lieve sulla fronte, delicato, che lui non senta la punta del becco che cresce. In fondo è un brav'uomo, solo rassegnato, è stata questa la sua colpa. Poi si affaccia un'ultima volta in balcone ed aspetta l'alba.
Marco ha denunciato la scomparsa di Claudia qualche ora dopo. Quando la polizia gli ha chiesto se avesse trovato qualcosa di insolito ha risposto: "La sua camicia da notte. Era accasciata sul pavimento come fosse un corpo senza vita. Sopra c'era una piuma blu."