Piove là fuori. E' il primo giorno che chiudo la finestra. La lascio sempre aperta, perchè da qui vedo gli alberi del cortile interno e sento stormi di paserotti chiacchierare da un ramo all'altro. Quasi non sembra di essere in città. Di tanto in tanto mi affaccio sul balcone e mi fumo una sigaretta, sempre meno per fortuna, e vedo donne ingioiellate e dog sitter, professionisti rampanti e giovani arrampicatori. Tutti passano sotto i miei piedi, ignari del mio sguardo, persi nelle loro nevrosi. Ma oggi la finestra è chiusa, fa più freddo e io tremo un pò. C'è un sole pallido, che timidamente ancora ci prova a scaldare l'aria, ma io chiudo le spalle a cercare protezione. Non so se faccia più freddo dentro o fuori, non so se siano ancora i postumi dell'influenza, ma ogni tanto sale un brivido, sotto pelle, lo sento correre sulla schiena. Mi fisso sulle gocce di pioggia che rimbalzano sul davanzale. Si asciugheranno presto, evaporeranno e torneranno da dove sono venute, per poi tornare ancora. Anche le gocce di pioggia continuano a girare intorno alla stessa ruota, completano un ciclo vitale. Scendono, evaporano, risalgono, si condensano, esplodono e scendono di nuovo. E' un'altalena anche per loro. Sali, scendi, sali, scendi, gioisci, esplodi, sali, scendi, ti stringi e chiudi, sali, scendi, sali, scendi. E' nella natura delle cose. E non si può andare contro natura... vero?