Manca poco all'ennesima fine, che nonostante tutto suona come un sollievo. Sono agitata, irrequieta, cammino in continuazione, non riesco a star ferma nemmeno dentro casa. Per la prima volta nella mia vita, non parlo. Non ho voglia di rispondere anche a chi mi chiede solo come sto, e poi mi sento in colpa perchè so che la domanda era sincera. Ci penso e ripenso ma la risposta la so già. Non mi preoccupa il lavoro a termine, mi innervosisce, ma so che presto accenderò un pc da un'altra postazione e ricomincerò da capo. Allora cosa?
Ieri sono stata bene, nonostante il caldo asfissiante, anche se non so mai se riesco a trasmetterlo, se lo trasmetto troppo, se devo trasmetterlo o no, ma non è questo il punto. Il punto è che la musica andava avanti random da ore, accompagnando(m)i da una stanza all'altra, passando dal soul all'elettronica con estrema facilità, ma era talmente tanto in secondo piano che sono riuscita anche a non sentire, ho evitato collegamenti, ricordi, impressioni, mi sono goduta l'istante, ero lì, punto. E stavo in pace.
Poi sono rimasta sola e scherzo del destino aitunz ha sputato fuori un pezzo che non ricordavo nemmeno più di avere, e non sono riuscita più a trattenere nulla. Assalita da un vortice di sensi di colpa, vecchi dolori, ricordi, ricordi, ricordi, ricordi, sono crollata, affamata ed esausta, cercando mani e labbra che già non c'erano più, che mi aiutassero a non pensare, che mi regalassero un pò di calore, anche se momentaneo. Non importa quante volte ti dicano che sei bella, non serve se guardandoti allo specchio leggi ancora il dolore che hai provocato e che non puoi cancellare. Sono riuscita a passare da un estremo all'altro nel giro di poche ore, il sonno è arrivato con fatica ed è durato troppo poco. Non riesco ancora ad accettare che io, proprio io, ho ferito a morte chi da me voleva solo amore. Ed ora che sono io a chiederlo, mi domando se la legge del contrappasso esista, perchè in quel caso la sofferenza non è ancora finita.