Perchè la Gioia è un'arte

...ed in quanto tale richiede attenzione costante e tanta, tanta pratica

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Com'è piccolo il mondo

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30/04/2008

Il contrario di uno è due

..."Ha bisogno di aiuto?"
"Di uno che mi uccide"

"Di uno che l'uccide. Di uno che la ama fa lo stesso?
"No, di uno che mi uccide. Un assassino si trova, un uomo no."


...

"Non mi fare viaggiare. Non mi spostare. Sono salita qua sopra per togliermi. Lo capisci questo verbo: togliersi? Io lo capisco da poco"

"Togliersi, mi piace: togliersi, estrarsi come un dente dalla mascella, sì, ci sto, ma se vuoi dire banalmente togliersi dal mondo, allora puzza di muffa, è usato e non ti può servire."
"No per quello mi serve uno che mi uccide."
"L'hai trovato. Domani sera o tu o il dolore, uno dei due non ci sarà più"...


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postato da: Modesta alle ore 12:59 | link | commenti (4)
categorie: citazioni
29/04/2008

Strade più sicure

Ora sì che stiamo tutti più tranquilli.

postato da: Modesta alle ore 17:41 | link | commenti (3)
categorie: roma, punti di vista
27/04/2008

Semo gente de' borgata

Una chiacchiera, che diventa una passeggiata nel parco, lo stesso parco dove da ragazzini stavamo attenti a dove mettevamo i piedi, che con le siringhe ci si giocava al tirassegno. E poi venne la canna di pistola puntata contro e allora no basta passeggiate tranquille. Dove sta la tranquillità? Ma questo lo sappiamo noi, noi che avevamo 15 anni 20 anni fa. Che non sapevamo cosa fosse un computer, un corso di musica o di equitazione. Che passavamo il nostro tempo in strada, senza una lira in tasca, un pallone (eh il supertele bianco e nero...), facendoci compagnia a vicenda, senza troppe domande, in attesa che venisse l'ora di cena per tornare a casa, ognuno coi suoi fantasmi da affrontare, parecchi con fardeli troppo pesanti per quell'età. Con gli occhi spalancati sul nostro mondo, fatto di una strada e cortili di palazzoni che sembravan alveari, sentivamo già la puzza di marcio, che non era poi così giusto e onesto questo mondo come ci avevano fatto credere fino a poco prima. Stavamo crescendo e la sera si andava a ballare e i problemi c'erano già ma si faceva finta di non vederli. L'incapacità di comunicarli era alla base, ma bastava una battuta e un pò di cinismo per farli andar via. Sì ok papà è un alcolizzato ma fa niente, esco da questo buco di casa e c'è la comitiva che mi aspetta al muretto. ...No il papà è morto che erano piccoli chissà come farà la madre da sola a tirar su quattro figli. ...Eh povero, il fratello più grande lo hanno trovato col laccio emostatico ancora al braccio...
Ma noi no, avevamo la comitiva e il muretto e le partite a carte sui cofani delle macchine. Quattro cazzate e un amaro e passa tutto. Peccato che la comitiva sparisse portandosi dietro il suo muretto ogni volta che si rientrava in casa, allora nel tempo le cazzate sono diventate due e due gli amari, e poi una cazzata e quattro gli amari. Alla fine sono rimasti gli amari senza più nemmeno una cazzata a scucire un sorriso. E l'amaro si è trovato un posto fisso in bocca, e insieme a lui la rabbia a braccetto con l'orgolio. E lo stomaco bucato, i denti marci, le dita ingiallite da fiumi di sigarette. E l'incapacità di comunicare che si aggravava.
Guardare negli occhi chi giocava con te coi calzoni corti e conoscere la storia che nascondono. E leggere in quegli occhi la presa di coscienza. La voglia di tornare a parlare senza tremori in tutto il corpo difficili da nascondere anche ai più smaliziati. Lo so che ti è costato tanto. Lo so perchè ti conosco, perchè c'ero anch'io. Lo so perchè non dimentico da dove vengo e le storie che ho conosciuto. Sono felice che finalmente anche la tua strada cambi, che si estenda al di fuori di palazzoni come alveari. Che sono passati vent'anni è vero, ma non è ancora tardi. Non per noi che siamo rimasti.


postato da: Modesta alle ore 21:00 | link | commenti
categorie: roma, punti di vista, storie metropolitane, stati emozionali
23/04/2008

La fortuna di essere romani

Io e C ci prendiamo un aperitivo in attesa che la serata abbia inizio. Rivivo nei suoi racconti un disagio che conosco bene e mi fa piacere che si fidi e ne parli con me. Il barman stuzzica tra un'occhiata e una battuta. Avrà si e no 25 anni e la cosa mi fa sorridere vista la frequenza con cui ultimamente questa cosa si verifica. Che ogni volta mi domando se ad attirarli sia il fascino della trentenne, il mio modo di essere ed apparire, o la semplice attitudine al rimorchio a 360 gradi. Lasciamo il barman ai suoi sorrisi e ci avviamo verso la scalinata michelangiolesca. Inizia la serie di gruppi che si susseguono sul palco e mi diverte osservare la varietà del pubblico che si eccita e partecipa in base alle preferenze. Gli studenti universitari che saltano sulle note dei Sud Sound System, (anche qui, ora non esageriamo, ok la vanità ma non la posso ricambiare l'occhiata di un 20enne, prorio no, anche se mi fa ridere l'approccio e il tentativo di consigliarmi gruppi da ascoltare) i 40enni e 50enni che cantano placidi i pezzi di Cesaria Evora e poi l'esplosione. Siamo finite in mezzo ad un gruppo simpatico, col quale alla fine passiamo il resto della serata e che arriva a proteggerci dai salti dell'ubriaco fastidiso di turno. Qui il gioco di sguardi assume i contorni della sfida. Non c'è storia, non lo abbasso lo sguardo è inutile che insisti! Ride. Ok hai vinto tu. Te lo avevo detto.
E poi appare lui. E' amore a prima vista! Dal mantello, al pelliccione sulle spalle, alla varietà di maschere e cappelli. Con quella sua vocina che quando parla sembra quasi
che chieda scusa, per diventare profonda e coinvolgente ogni volta che attacca a cantare. Un folle. Uno splendido, affascinante folle. Mi rapisce con i suoni, con le parole, con quell'essere al di là di ogni regola. E' oltre. Decisamente oltre. E dire che lo avevo annusato da lontano per anni ma non ne avevo mai colto il senso appieno. Ringrazio chi me lo ha consigliato vivamente, che non c'è bisogno di citare qui tanto lo sa che sto parlando di lui.
Non puoi non entrare nella sua tarantola, nella sua forza, depressione, gioia, profondità. Riconosco un theremin nelle note e chiedo conferma. A suonarlo è il cappellaio matto, coi suoi lunghi e folti basettoni bianchi ma non riesco a vederlo da dove mi trovo. L'unione di cantautorato, folkore, teatro, taranta, circo... un theremin nel mezzo non me lo sarei aspettato. E la mia ammirazione cresce.
Scenario di questa meravigliosa serata è piazza del Campidoglio, che chissà se Michelangelo se la sarebbe mai immaginata una platea così. Siamo alla fine ma lui proprio non se ne vuole andare. Gli staccano le casse per fagli capire che il tempo è finito ma lui si ripresenta sul palco e ringrazia perchè gli hanno concesso un pezzo in più. E lo suona. E finito quello ne inizia un altro, ma no, proprio non si può... staccano tutto di nuovo. E' proprio finita.
Riscendiamo la scalinata e ci avviamo su per Via dei Fori Imperiali. Lo spettacolo che ci lasciamo alle spalle è ancora vivo, coi suoi secoli di storia illuminati dalle luci di un palco. Ed io non vedo l'ora di andare a casa per riascoltare la bellezza che ho scoperto stasera!




postato da: Modesta alle ore 14:37 | link | commenti (4)
categorie: visioni, music, roma, punti di vista, suoni
22/04/2008

Insofferenza

Ma chi è che ha dato il via all'utilizzo di frasi quali "possiamo un attimino vedere", "dovrei chiedere un momentino" ecc ecc?
L'effetto urticante è immediato. Al prossimo che mi dice "aspetta un secondino" posso presentarmi con un kalashnikov, tanto per restare in tema?

postato da: Modesta alle ore 17:59 | link | commenti (8)
categorie: punti di vista
20/04/2008

Beata innocenza

E' il sorriso e l'abbraccio di un bambino a sciogliere il sangue e a colorare l'anima. Il suono del mio nome che esce dalle sue labbra. Gli occhi sorridenti che mi cercano e mi trovano. La manina che prende la mia e si fida del mio passo. La testolina che si abbandona morbida sul mio petto.  La bocca a cercare  cucchiaini di panna "ancora, ancora". Un mondo di tenerezza e palloncini colorati, di perchè e di cos'è quello.
Sogni d'oro angioletti. Che possiate crescere il più tardi possibile. Che il male di questo mondo non vi abbia mai.



postato da: Modesta alle ore 23:43 | link | commenti (6)
categorie: stati emozionali
18/04/2008

Il mio amico Brezsny...

...medita su questa frase di Edgar Allan Poe: "Chi sogna di giorno sa molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte"...

postato da: Modesta alle ore 14:25 | link | commenti (4)
categorie: oroscopo
17/04/2008

Sbalzi temporali

Complice il sole e decine di occhi giovani e curiosi. Una platea inaspettata che ascolta attenta. Due millenni di storia condensati in due ore. ...un'ora a millennio. Studia e sarai premiato. Semina e raccoglierai. Sorprendente. Inaspettato. Applausi tra delfini e tartarguhe. Palazzetti e pasque ebraiche. Sorrisi complici e sguardi d'intesa.
Grazie per l'opportunità.
Piccoli, grandi traguardi personali, che ti spingono un passo più in là. E poi un'altro... e un altro ancora, lentamente ma inesorabilmente... uno dopo l'altro. Finchè varco di nuovo quella soglia e per un pò mi perdo tra ricordi che sanno di note agrodolci... di pagine e pagine sfogliate. Ritrovo le mie dita che scorrono veloci tra centinaia di dischi. Riascolto una voce che non mi appartiene più. Rivedo occhi sorridenti e sorrisi aperti. Una stretta al cuore. Troppe emozioni in una sola giornata. Non c'è posto per il passato oggi. Mi sono fatta un regalo. Ricomincio a leggere.
Mi godo la mia meritata soddisfazione e mi perdono un pò... o almeno ci provo.



postato da: Modesta alle ore 02:00 | link | commenti (2)
categorie: roma, stati emozionali
10/04/2008

Quando riciclare è doveroso

Accumulate tutta la carta ricevuta negli ultimi giorni nella vostra cassetta della posta. Mettete insieme volantini, biglietti e bigliettini di ogni formato, completate l'opera con il megavolume elettorale da 100 pagine formato tivvùsorrisiecanzoni (i fortunati come me che lo abbiano ricevuto). Avete fatto un bel mucchieto. Ora raccogliete tutti i mucchietti di tutte le case italiane e portate tutto al macero.
Avete salvato l'Amazzonia almeno per i prossimi dieci anni! I contenuti? Quelli si riciclano già per conto loro...

postato da: Modesta alle ore 23:42 | link | commenti (6)
categorie: punti di vista, idiozie
08/04/2008

SPQR

Sveglia all'alba, libera prima del previsto, presa dall'atroce dubbio se correre a casa e infilarmi sotto le coperte o dare un senso diverso alla giornata, scelgo la seconda possibilità e decido che è arrivato finalmente il momento di visitare Palatino e Foro Romano. Non dovrei dirlo, lo so, ma il Palatino mi era sconosciuto, e non poteva non incantarmi. Lo ammiravo spesso dal Circo Massimo, chiedendomi come fosse al di là delle mura, immaginando lo splendore di un tempo. In quelle sere d'estate in cui ti godi Roma fino a tarda notte, tra una risata e una birra ghiacciata, ci sono ogni volta quasi 2800 anni di storia che ti guardano sornioni, come a dire "tu passerai prima o poi, ma io resto qui".
Ma torniamo a noi. Prima di iniziare il giro una bella colazione. La matrona romana che mi serve è gentile e affabile, direi quasi caratteristica. Mi piace, mi regala anche un cioccolatino. Poi però mi fa pagare una bottiglia d'acqua da mezzo litro 1 euro e 30 centesimi! Sì, direi molto caratteristica. Ma oggi faccio la turista e pago anche i miei 11 Euro di biglietto di ingresso, sorridendo per gli omaccioni vestiti da gladiatori che si fanno dare soldi dagli ingenui turisti per la foto ricordo di rito.
Inizia il sogno. E' lunedì, hanno appena aperto i cancelli e non c'è quasi nessuno. Incrocio un piccolo gruppo di spagnoli rumorosissimi ed una classe di studenti. Mi avvicino per un momento a rubare le parole della loro insegnante/guida, ma non ne vale la pena e proseguo per i fatti miei. Sono tentata di far partire l'ipod per scegliere la musica adatta allo scenario, ma qui quasi non arriva il rumore delle macchine che ruotano impazzite intorno al Circo Massimo fino ad incastrarsi sul Lungotevere, così mi godo gli uccellini e la timida giornata di una primavera ancora acerba.
Vago persa tra blocchi di tufo, capitelli e statue, resti di case e di capanne della prima età del Ferro, decorazioni marmoree, mosaici perfettamente incasellati. Qui si trovava il Lupercale dove Romolo fu allattato, qui Augusto imperatore volle la sua casa, modesta nelle dimensioni e nelle decorazioni. Cesare Augusto, raro caso di dittatore magnanimo, fu umile servitore della sua patria e rese pubbliche buona parte delle sue proprietà, consentendo al popolo romano di godere della spettacolare vista sul Tevere di cui ora godo anch'io. Mentre mi affaccio sul Circo mi domando che farebbe Augusto oggi, che ne penserebbe dei suoi senatori, dei rappresentanti del popolo!
Questo posto è un capolavoro di armonia tra uomo, architettura e natura. La stessa armonia che accompagnò in vita l'imperatore, il primo che lottò realmente perchè cessassero guerre e spargimenti di sangue, colui che prese in mano una città di fango per lasciarne una di marmo e mattoni. Attraverso il colle, passo per gli Horti Farnesiani e scendo giù verso i Fori. Appena sotto agli Horti sento un portentoso scrosciare d'acqua. Quando mi avvicino non riesco a credere ai miei occhi. Imponente, protetta da grate di ferro, i disegni creati da 2500 anni di calcare, di acqua infranta sui marmi, la struttura maestosa, le sculture ancora visibili, una fonte meravigliosa!
Scendo ancora fino a raggiungere la Via Sacra, passo l'Arco di Tito, la Basilica Emilia e vado a cercare un altro posto che nel mio immaginario ho più volte cercato di ricostruire, il tempio di Vesta e la Casa delle Vestali. Un ninfeo anticamente circondato da portici e statue, dove solo le Grandi Sacerdotesse, custodi del fuoco sacro e perenne, erano ammesse. Oggi si vedono due vasche
ancora piene d'acqua, alcuni frammenti di statue e colonne tutto intorno ma è facile ricostruire con la mente il fasto di un tempo.
Passo davanti al tempio dei gemell divini ed eccola là, l'Ara di Cesare. E' incredibile come dopo 2052 anni, ogni anno, alle Idi di marzo, esistano ancora romani che porgono fiori sul luogo dove il corpo di Giulio Cesare arse sul rogo. Un biglietto inneggia al ricordo di una grande civiltà e di un grande impero e si augura che l'amore per la cultura e la storia riportino agli antichi splendori. Lasciando da parte aquile e imperi, del vero c'è in quel che leggo, e più mi inoltro nella storia e nei costumi della Roma Antica, più la mia ammirazione per questa civiltà supera le perplessità verso il popolo conquistatore.
Finisco il mio giro, passo sotto l'Arco di Settimio Severo, un'occhiata a quella che fu la Basilica della Gens Julia e mi dirigo verso l'uscita. Passando davanti al Carcere Mamertino mi infilo in quel buco umido e maleodorante, che trasuda ancora puzza del sangue di migliaia di cristiani, (e non solo) uccisi lì dentro, torturati, straziati, lasciati morire di inedia. Un carcere è un carcere, anche a 2000 anni di distanza.
Sono stanca morta. Ho pochisimo sonno alle spalle ed ho camminato per ore. Ma sono serena e ancora rapita dallo splendore, dalle domande, dalle curiosità. E' ora di pranzo e i turisti ormai affollano via dei Fori Imperiali. Mentre faccio lo slalom tra ragazzini urlanti, tedeschi coi classici calzini bianchi, e cinesine con l'infradito il mio sguardo si posa su di lui. Sorride beffardo. Si offre come guida ma non dice nulla. Sa di non averne bisogno. Attende paziente i suoi seguaci. Se ne sta fermo col suo cartello giallo ben in vista con su scritta una sola parola: "Jesus".
Che sia tornato?


postato da: Modesta alle ore 21:58 | link | commenti (2)
categorie: visioni, roma, come eravamo, consigliato, stati emozionali
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