Perchè la Gioia è un'arte

...ed in quanto tale richiede attenzione costante e tanta, tanta pratica

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31/05/2007

Talking about my generation

...mi è arrivato via mail e merita di essere condiviso. Finale grandioso, QUI

postato da: Modesta alle ore 16:02 | link | commenti (1)
categorie: punti di vista, suoni
29/05/2007

Non può essere solo sindrome premestruale 2

...mi sembrava doveroso aggiungere, che non appena pubblicato il post precedente mi sono alzata per andare in bagno e appena premuto l'interrutore la lampadina sopra la specchiera è saltata, esplosa, fulminata.
Dopo una giornata così, con tanto di tempesta annessa, atmosferica ed umorale, dovrei rinominarmi Agata.

postato da: Modesta alle ore 21:59 | link | commenti
categorie: roma, stati emozionali

Non può essere solo sindrome premestruale

Sono nervosa, agitata, inquieta. Nuovo cammino, vecchi pensieri e vecchia ansia da sonno, mancanza di sonno. Questa malsana abitudine di non andare a dormire finchè non sopraggiunge il coma va debellata, estirpata alla radice. Cacchio Modesta non hai più vent'anni, è ora di finirla con l'essere sempre in ritardo, (5 minuti, va bene, ma sempre ritardo è), tremendamente umorale e meteopatica, sempre alla ricerca di qualcosa ma chissà poi di che. Ed è ora che la pianti di essere così insanamente diretta e sincera.
Stasera sei riuscita a non mandare a quel paese l'ennesima venditrice telefonica (si dice operatrice di call center outbound, Modesta) che ti ha chiamato alle 21.20, proprio quando hai chiuso la porta di casa, finalmente, dopo una giornata intera affogata nel traffico maledetto di Roma, mentre sotto a goccioloni grossi come palle da tennis, saltavi da una parte all'altra dell'Urbe a riprendere il cellulare dimenticato a casa di F., a sbrigare commissioni e incombenze varie, a lavoro e poi ancora a sbrigare commissioni di fine giornata. Ti hanno anche molto gentilmente telefonato per farti notare che è da ieri mattina che vai in giro senza patente perchè l'hai lasciata al gabbiotto d'ingresso. (Ah si?) A pensarci bene forse ce la potevi mandare a quel paese.
In compenso hai maltrattato l'operatore che svolgeva soltanto il suo lavoro, che ti ha anche lasciato l'avviso per dirti che in mezzo alla settimana non ti ha trovato e che perciò sarebbe passato sabato mattina fra le 9.00 e le 11.00.
Si è presentato alle 9.40 e tu con faccia spettrale, capelli arruffati ed occhi gonfi di sonno lo hai fatto aspettare prima dieci minuti alla porta, tempo di riuscire a capire che era sabato mattina e che quello che suonava era il citofono, per poi dirgli che se si ripresentava a quell'ora lo avresti pistato di botte. Proprio così Modesta, gli hai detto "La prossima volta che ti presenti a quest'ora ti pisto!". No dico, ti stai rendendo conto? Sarà il caso che tu ti dia una bella calmata?!
Adesso respira.....brava così. Inspira, espira, inspira, espira, lentamente, così, ecco...
Uff...

postato da: Modesta alle ore 21:47 | link | commenti (3)
categorie: roma, stati emozionali
26/05/2007

Inferno

Canto V


Così discesi del cerchio primaio

giù nel secondo, che men loco cinghia

e tanto più dolor, che punge a guaio.


Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

essamina le colpe ne l’intrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia.


Dico che quando l’anima mal nata

li vien dinanzi, tutta si confessa;

e quel conoscitor de le peccata


vede qual loco d’inferno è da essa;

cignesi con la coda tante volte

quantunque gradi vuol che giù sia messa.


Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:

vanno a vicenda ciascuna al giudizio,

dicono e odono e poi son giù volte.


"O tu che vieni al doloroso ospizio",

disse Minòs a me quando mi vide,

lasciando l’atto di cotanto offizio,


"guarda com’entri e di cui tu ti fide;

non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!".

E ’l duca mio a lui: "Perché pur gride?


Non impedir lo suo fatale andare:

vuolsi così colà dove si puote

ciò che si vuole, e più non dimandare".


Or incomincian le dolenti note

a farmisi sentire; or son venuto

là dove molto pianto mi percuote.


Io venni in loco d’ogne luce muto,

che mugghia come fa mar per tempesta,

se da contrari venti è combattuto.


La bufera infernal, che mai non resta,

mena li spirti con la sua rapina;

voltando e percotendo li molesta.


Quando giungon davanti a la ruina,

quivi le strida, il compianto, il lamento;

bestemmian quivi la virtù divina.


Intesi ch’a così fatto tormento

enno dannati i peccator carnali,

che la ragion sommettono al talento.


E come li stornei ne portan l’ali

nel freddo tempo, a schiera larga e piena,

così quel fiato li spiriti mali


di qua, di là, di giù, di sù li mena;

nulla speranza li conforta mai,

non che di posa, ma di minor pena.


E come i gru van cantando lor lai,

faccendo in aere di sé lunga riga,

così vid’io venir, traendo guai,


ombre portate da la detta briga;

per ch’i’ dissi: "Maestro, chi son quelle

genti che l’aura nera sì gastiga?".


"La prima di color di cui novelle

tu vuo’ saper", mi disse quelli allotta,

"fu imperadrice di molte favelle.


A vizio di lussuria fu sì rotta,

che libito fé licito in sua legge,

per tòrre il biasmo in che era condotta.


Ell’è Semiramìs, di cui si legge

che succedette a Nino e fu sua sposa:

tenne la terra che ’l Soldan corregge.


L’altra è colei che s’ancise amorosa,

e ruppe fede al cener di Sicheo;

poi è Cleopatràs lussurïosa.


Elena vedi, per cui tanto reo

tempo si volse, e vedi ’l grande Achille,

che con amore al fine combatteo.


Vedi Parìs, Tristano"; e più di mille

ombre mostrommi e nominommi a dito,

ch’amor di nostra vita dipartille.


Poscia ch’io ebbi il mio dottore udito

nomar le donne antiche e ’ cavalieri,

pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.


I’ cominciai: "Poeta, volontieri

parlerei a quei due che ’nsieme vanno,

e paion sì al vento esser leggeri".


Ed elli a me: "Vedrai quando saranno

più presso a noi; e tu allor li priega

per quello amor che i mena, ed ei verranno".


Sì tosto come il vento a noi li piega,

mossi la voce: "O anime affannate,

venite a noi parlar, s’altri nol niega!".


Quali colombe dal disio chiamate

con l’ali alzate e ferme al dolce nido

vegnon per l’aere dal voler portate;


cotali uscir de la schiera ov’è Dido,

a noi venendo per l’aere maligno,

sì forte fu l’affettüoso grido.


"O animal grazïoso e benigno

che visitando vai per l’aere perso

noi che tignemmo il mondo di sanguigno,


se fosse amico il re de l’universo,

noi pregheremmo lui de la tua pace,

poi c’hai pietà del nostro mal perverso.


Di quel che udire e che parlar vi piace,

noi udiremo e parleremo a voi,

mentre che ’l vento, come fa, ci tace.


Siede la terra dove nata fui

su la marina dove ’l Po discende

per aver pace co’ seguaci sui.


Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.


Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.


Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense".

Queste parole da lor ci fuor porte.


Quand’io intesi quell’anime offense,

china’ il viso e tanto il tenni basso,

fin che ’l poeta mi disse: "Che pense?".


Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,

quanti dolci pensier, quanto disio

menò costoro al doloroso passo!".


Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,

e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri

a lagrimar mi fanno tristo e pio.


Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,

a che e come concedette amore

che conosceste i dubbiosi disiri?".


E quella a me: "Nessun maggior dolore

che ricordarsi del tempo felice

ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore.


Ma s’a conoscer la prima radice

del nostro amor tu hai cotanto affetto,

dirò come colui che piange e dice.


Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

soli eravamo e sanza alcun sospetto.


Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.


Quando leggemmo il disïato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,


la bocca mi basciò tutto tremante.

Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante".


Mentre che l’uno spirto questo disse,

l’altro piangëa; sì che di pietade

io venni men così com’io morisse.


E caddi come corpo morto cade.


postato da: Modesta alle ore 02:03 | link | commenti (4)
categorie: anima
25/05/2007

Altro che cent’anni di solitudine.

Antonio racconta ancora oggi della stima e dell’ammirazione che provava per suo nonno,  Antonio anche lui, come voleva la tradizione.
Bambino popolano, figlio di un fabbro, (mentre la mamma si arrangiava come poteva nei campi tra una raccolta delle olive e una vendemmia) Antonio jr era il primo di numerosi figli e fu mandato presto a guadagnarsi da vivere e a non pesare sulla famiglia.
Antonio jr si trasferì dall’amato nonno che lo crebbe, gli diede affetto e tentò di educarlo come meglio potè. Il bimbo era affascinato da quella figura aitante e valorosa, petto in fuori, pancia in dentro, con tanto di mantello scuro, frustino e cavallo. Era il suo eroe, il suo Zorro in sella a Furia.
Ma come poteva suo nonno possedere tanto, essere così colto e rispettato, se la sua famiglia aveva si e no di che vivere? Antonio jr se lo domandava spesso e un giorno lo domandò anche al nonno.
Ed ecco la storia.
Antonio senior è figlio di una delle famiglie più in vista del paese; è temuto e rispettato per via della divisa municipale, è il tutore della legge, ed essendo uno dei pochi a saper leggere, scrivere e far di conto è anche insegnante di scuola elementare (l’unica che i più possono  frequentare prima di iniziare a contribuire all’economia familiare), nonché ragioniere e notaio.
Un bel giorno a forza di sguardi, ammiccamenti ed ormoni primaverili, Antonio cede e si lascia andare alla passione sfrenata ed all’amore con Rosalia, la domestica.
Scandalo e delusione per questo figlio scellerato che si abbassa a tanta miseria e vergogna! Antonio è screditato dalla famiglia.
Ma il peggio la famiglia ancora non lo sa.
Rosalia, infatti, oltre ad appartenere al ceto più basso, è sposata! Quale disonore!
Questa povera ragazza si sposò nemmeno ventenne con tale Arturo, un manovale manesco ed ubriacone, che un giorno di agosto partì alla ricerca di chissà quale fortuna per l’Argentina e sparì. Nessuno seppe più nulla di lui, né i parenti, né la moglie. Qualcuno, anni dopo tornando dal Sud America, disse che Arturo si sposò quasi subito con una napoletana conosciuta a Buenos Aires che gli diede cinque figli.
Rosalia rimasta per qualche tempo in paziente attesa, nemmeno troppo triste a dire il vero, giovane e piacente, nel fiore degli anni, cede alle voluttà dell’amore.
Sulla carta però Rosalia è ancora sposata.
Parole come abbandono del tetto coniugale o divorzio non esistono nella legislazione e nella cultura di inizio secolo, così la giovane Rosy si ritrova a dare alla luce il frutto del suo amore proibito con Antonio, rinchiusa in una cella, accusata di infedeltà coniugale.
E chi è a rinchiudere la povera Rosy nel granaio che funge da prigione ? Il suo bell’Antonio, il tutore della legge.
Antonio ama Rosy, l’ama davvero, ma è pur sempre colui che rappresenta l’ordine pubblico e la moralità, e non può esimersi dal suo compito.
Ma quando viene alla luce Ada, la primogenita, e non appena Rosalia ha scontata la pena, Antonio abbandona titoli ed onori familiari e se ne va a vivere con la sua bella "amante". Tiene per sé gli abiti, una piccola casa ed il cavallo.
Rosalia, a sua volta, che agli occhi della legge è sempre sposata, è costretta a tenersi il cognome del marito scomparso, e a tramandarlo ai figli, così che Antonio non può nemmeno godere dell’onore di dare un cognome ai suoi pargoli.
Ma l’amore trionfa su tutto questo, la famiglia cresce e si allarga. Nasceranno ancora Maria, Franca, Teresa, Alfredo e Pasquale.
Pasquale farà la fujutina d’amore con Vera e tornati a casa dopo aver rimediato al disonore, Vera e Pasquale faranno a loro volta altri otto figli, di cui Antonio, sarà il primogenito.
Il piccolo Antonio jr è cresciuto con le scarpe bucate e legate con lo spago, ma con una forza d’animo e di volontà che lo hanno portato a scappare verso la grande città appena quindicenne, solo, senza un soldo in tasca, soltanto il mestiere artigiano come compagno, imparato a bottega, sin dall’età di nove anni, e che ancora oggi a distanza di 60 anni porta avanti con dignità e orgoglio.
Un’altra cosa ha portato con sé nella città  e nella sua vita Antonio, l’amore del nonno, la forza di volontà del nonno, il suo essere onesto fino all’ultimo e capace di un grande amore, di un amore passionale e difficile, come quello dei romanzi.
Questo amore e questa onestà Antonio l’ha trasmessi ai suoi figli, e lo ha fatto senza paternali o costrizioni, ma essendo quello che è, dotato di una straordinaria forza di andare avanti, di reagire a qualsiasi avversità e di guardare sempre al domani.






postato da: Modesta alle ore 00:42 | link | commenti
categorie: come eravamo, cronache familiari
24/05/2007

Il mio oroscopo cinese

TIGRE

In Oriente, la Tigre simboleggia la potenza, la passione e l'ardimento. Ribelle, pittoresca e imprevedibile, impone a tutti reverenza e rispetto. E' una lottatrice ardente e intrepida, e il suo segno è riverito perché scongiura i tre disastri più gravi che possono minacciare una famiglia: il fuoco, i ladri e gli spettri.
E' una fortuna avere accanto un nativo della Tigre, purché siate disposti ad accettare tutta l'attività comportata dalla sua personalità dinamica. l'impulsività e la vivacità della Tigre sono contagiose. Il suo vigore e il suo amore per la vita sono stimolanti. Desterà negli altri sentimenti d'ogni genere, ma non l'indifferenza. Insomma, l'affascinante Tigre ama trovarsi al centro dell'attenzione.
Irrequieto e avventato per natura, il nativo della Tigre, di solito, smania per il desiderio di entrare in azione. Tuttavia, a causa della sua indole sospettosa, tende a vacillare o a prendere decisioni affrettate. Gli è difficile fidarsi degli altri e frenare le proprie emozioni. Quando è sconvolto, deve assolutamente dire ciò che pensa. Ma come è impulsivo, è anche sincero, affettuoso e generoso. E soprattutto ha un meraviglioso senso dell'humor.
Ogni nativo della Tigre ha in sé un certo spirito umanitario. Ama i bambini, gli animali e tutto ciò che può attirare la sua immaginazione e la sua attenzione al momento. Quando si lascia coinvolgere, il suo coinvolgimento è totale. Tutto il resto, compreso respirare, verrà al secondo posto, dopo l'oggetto di suo interesse. Quando s'impegna non fa mai le cose a metà. e si può star certi che darà sé stesso al cento per cento o anche di più, se lo ritiene necessario.
I tipi più sensuali hanno spesso, in gioventù, una passione per la vita bohémienne. Alcuni non la superano mai. Le modelle avventurose che vanno a Parigi in cerca di un'esistenza romantica, i pittori in boccio che espongono i loro quadri agli angoli delle strade, i complessi dilettanti... oltre ad essere ottimista, la Tigre non è materialista e non è ossessionata dall'aspirazione alla sicurezza.
In fondo, il nativo della Tigre non è un romantico. E' scherzoso ma appassionato e sentimentale, tutto nello stesso tempo: è un'esperienza indimenticabile amare o sposare uno di loro. Per giunta, tende a diventare possessivo e litigioso quando si ingelosisce.

TIGRE - LEGNO
Attira a sé molti amici e sostenitori. Conosce l'importanza di ottenere la collaborazione degli altri per avanzare più rapidamente. L' elemento legno gli conferisce un carattere equilibrato e affabile. La sua personalità affascinante e innovatrice stimola l'impegno collettivo. E ricercato nella buona società, e ha il dono di far legare anche le persone che non hanno molto in comune. Non ha difficoltà ad ammettere i suoi difetti.







postato da: Modesta alle ore 23:04 | link | commenti
categorie: oriental style
22/05/2007

Confusa e (in)felice

E' stata una giornata piena e lunga, iniziata alle 6 del mattino, non ancora finita.
E' proprio vero che non bisogna mai crearsi aspettative nella vita. L'ho buttata lì, senza pretendere che potesse essere accettata, e la proposta è stata accolta.
Sorrido e ringrazio.
Il primo piccolo passo è fatto, finalmente si cambia lavoro.
Devo innaffiare Olmo

postato da: Modesta alle ore 22:54 | link | commenti (4)
categorie: panta rei, costantemente precaria
21/05/2007

Del mondo

Riflettevo sull'uomo ora, e su quello di allora.
Poi ricordo il testo che segue, e l'emozione che mi dà ascoltare questo pezzo ancora oggi, (purtroppo non riesco a postarlo qui), in ogni caso il nesso, il filo conduttore nel cammino di questa persona, io ce lo trovo...


E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile,
rigoglioso di lotte, moltitudini,
splendeva pretendeva molto.
Famiglie donne incinte, sfregamenti,
facce, gambe, pance, braccia.
Dimora della carne, riserva di calore,
sapore e familiare odore.
E' cavità di donna che crea il mondo,
veglia sul tempo lo protegge,
contiene membro d'uomo che s'alza e spinge,
e insoddisfatto poi distrugge.
Il nostro mondo è adesso debole e vecchio,
puzza il sangue versato e infetto.
E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile.
Dimora della carne, riserva di calore,
sapore e familiare odore.
Il nostro mondo è adesso debole e vecchio,
puzza il sangue versato e infetto.
Povertà magnanima, mala ventura,
concedi compassione ai figli tuoi.
Glorifichi la vita, e gloria sia,
glorifichi la vita e gloria è.

E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile.
Famiglie donne incinte, sfregamenti,
facce, gambe, pance, braccia...

postato da: Modesta alle ore 00:02 | link | commenti
categorie: punti di vista, suoni
20/05/2007

Annarella


postato da: Modesta alle ore 21:05 | link | commenti
categorie: suoni, panta rei
19/05/2007

Se trovassi le parole...

...ti direi che non c'è colpa in tutto questo, che non c'è niente che non vada in te, che l'alchimia non si crea a comando, che quando la testa prende il sopravvento vuol dire che il cuore ha perso energia, che ho scelto me  perchè ancora mi voglio bene, che il dolore fa parte del gioco e che seppur lancinante fortifica, nel tempo,  che le illusioni sono le maggiori nemiche in un rapporto, che non c'è niente di più distruttivo del trascinarsi pesi sulle spalle. Cercherei di prenderti per mano e di farti vedere cosa accadrebbe se ci dessimo un futuro, ti spalancherei le porte di una storia più bella, più sincera, ti mostrerei cosa potresti essere se tu solo lo volessi, cancellerei il tuo e il mio dolore. Ma la strada facile non esiste, non esistono momenti adatti o giorni migliori. Il colpo di forbice è dato.
Ieri sera, prima di andare a dormire, un rumore insolito mi ha incuriosito. Avvicino l'orecchio, lo sfregamento arriva dal mazzo di fiori, quello che mi hai portato tu, quello con boccioli di gigli ancora chiusi,
E' la prima volta che vedo sbocciare un fiore.
Il giglio simbolo di purezza e castità nato da una goccia di latte di Giunone cadutale dal seno mentre allattava Ercole.
E' la vita che chiama.
La mia, e la tua.



postato da: Modesta alle ore 22:37 | link | commenti (12)
categorie: panta rei
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